fbpx La pneumologia europea fa squadra | Page 5 | Scienza in rete

La pneumologia europea fa squadra

Primary tabs

Read time: 3 mins

Nei mesi scorsi si è parlato di un progetto di adesione della pneumologia italiana all’European Respiratory Society (ERS). Si tratta di un’iniziativa dalle ampie ricadute, per gli pneumologi italiani, in termini di partecipazione alle attività europee di cui l’ERS stessa si è fatta promotrice e di cui oggi cominciamo a intravedere i primi sviluppi.
“Sta per essere siglato un importante accordo di partnership fra le principali società scientifiche pneumologiche italiane e l’ERS” spiega Fausto De Michele, Presidente AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri).

Ad aderire all’iniziativa, dalle importante conseguenze nell’ambito della ricerca, della formazione e della collaborazione scientifica a livello europeo, sono l’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO), la Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMER) e l’Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Respiratorie (AIMAR).
“Questo accordo consentirà a tutti gli iscritti alle singole società di far parte integrante della Famiglia Europea” continua Fausto De Michele. “Si tratta di un obiettivo largamente condiviso tra gli pneumologi italiani, che consentirà di usufruire di importanti servizi di formazione e di aggiornamento messi a disposizione dall’ERS, una delle più importanti società scientifiche, a livello mondiale, che conta al suo interno decine di migliaia di affiliati. Oggi è impensabile affrontare e pianificare le politiche sanitarie solo in ristretti orizzonti nazionali o addirittura, come siamo costretti a fare in Italia, negli angusti ambiti regionali” commenta Fausto De Michele.  “Questa modalità fortemente distrettuale di affrontare i problemi ha contribuito, certamente non da sola, a determinare quelle evidenti disparità in termini di qualità dei servizi erogati che possono essere rilevate nelle diverse aree del paese. E’ importante che a guidare la gestione di patologie a forte impatto epidemiologico come la broncopneumopatia cronica ostruttiva, l’asma, i disturbi respiratori del sonno o le infezioni respiratorie, siano strategie pianificate sulla base di conoscenze ed esperienze condivise a livello europeo. Per questa ragione la richiesta di un’affiliazione diretta degli pneumologi italiani avanzata dalla European Respiratory Society è stata accolta all’unanimità dalle assemblee delle società scientifiche italiane. “L’AIPO ha aderito con convinzione alla proposta, pervenuta attraverso il past President dell’ERS, prof. Francesco Blasi, e si sta muovendo al fine di rendere operativo già dal 2015 l’accordo.  Si aprono importanti prospettive di collaborazione, nel campo della formazione e della ricerca soprattutto per i colleghi più giovani. Ci saranno più occasioni per partecipare a progetti di ricerca europei e per frequentare centri di eccellenza in altri paesi, ma anche la possibilità di accogliere in Italia, nelle strutture pneumologiche di riferimento, giovani ricercatori stranieri. La pneumologia Italiana sarà ancor più presente nello scenario internazionale al fine di garantire una migliore di assistenza ai nostri pazienti, obiettivo primario della nostra società” conclude Fausto De Michele.

Ufficio Stampa Aipo

Autori: 
Canali: 
Medicina

prossimo articolo

Alcol: l'epidemia che non fa rumore

persona di cui non si vede il volto con bottiglia e colori cupi

Le prove sui danni dell'alcol, dal cancro agli incidenti stradali, sono ormai solidissime. Eppure la sua gestione resta arretrata: pochi usano gli strumenti di screening, ancora meno arrivano alle cure efficaci già disponibili. Una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi.

Foto: Carl Van Vechten, Public domain, via Wikimedia Commons

Se Ennio Flaiano notava su Diario degli errori che «La battaglia contro l’alcolismo prende accenti birichini», William Faulkner aveva raccontato nel suo diario come andava la sua vita: «Due scotch al bar. Tre drink al mattino. Un daiquiri al Dirty Dick's, tre bicchieri di vino rosso a pranzo e tre di vino a cena».