fbpx Il Pacifico dopo Fukushima | Scienza in rete

Il Pacifico dopo Fukushima

Primary tabs

Read time: 1 min

Lo scorso giugno un team internazionale ha navigato per due settimane nel’Oceano Pacifico raccogliendo campioni d’acqua e di organismi marini. Lo scopo era quello di valutare l’impatto dell’evento-Fukushima: ora sono stati pubblicati i primi risultati.

L’intento di Ken Buesseler (Wood Hole Oceanographic Institution) e della dozzina di altri ricercatori che hanno collaborato al progetto era quello di ottenere una valutazione indipendente del livello di radioattività oceanica imputabile al disastro giapponese del marzo 2011. Uno degli isotopi rilasciati in quell’occasione fu il Cesio-134 che, per il ridotto tempo di dimezzamento (poco più di due anni), è stato impiegato dai ricercatori come marker sicuramente riconducibile a Fukushima. Dal suo confronto con il cesio-137, riconducibile agli esperimenti nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta, è stato possibile quantificare l’entità dell’emissione dei reattori giapponesi.

Nel lavoro, pubblicato sulle pagine di PNAS, Buesseler e collaboratori sottolineano che i livelli di radiazione sono 1000 volte superiori rispetto a quelli presenti prima dell’incidente, anche se restano comunque al di sotto dei livelli d’allarme per l’uomo e gli organismi marini. I valori registrati, infatti, risultano circa un sesto di quelli imputabili a radionuclidi naturali, quali ad esempio il potassio-40. Secondo i ricercatori la fuoruscita di materiale radioattivo da Fukushima costituisce la più grande immissione accidentale di radiazioni nell’oceano mai avvenuta prima d’ora.

Woods Hole Oceanographic

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Fukushima

prossimo articolo

Cosa possono aspettarsi i bambini di Gaza dal Board of Peace?

bambini in un campo di accoglienza

Si stima che a Gaza siano andati persi oltre 3 milioni di anni di vita e più di 1 milione di anni di vita riguardano bambini e bambine di età inferiore ai 15 anni. E 15 anni sono quelli necessari per riportare alle condizioni di salute che precedevano un conflitto, come sottolinea uno studio pubblicato sul Bmj. I bambini e le bambine della Striscia di Gaza dovranno aspettare fino alla fine degli anni '30 per vedere i loro già drammatici livelli di benessere ripristinati? 

Dopo il cosiddetto “cessate il fuoco” del conflitto palestinese, quella che in realtà sembra cessata è l’attenzione e la partecipazione agli eventi drammatici che sono successi e continuano a succedere, anche se forse con minore intensità, nella Striscia e sul nuovo fronte della guerra all’Iran.