Mentre per i nostri giorni è ormai assodato uno stretto legame tra i livelli di anidride carbonica e il clima globale, uno studio mostra che tra i 5 e i 12 milioni di anni fa la situazione era ben differente.
La conclusione alla quale sono giunti Jonathan LaRiviere (University of California – Santa Cruz) e collaboratori, pubblicata recentemente su Nature, è che il clima caldo che caratterizzò il tardo Miocene non può essere imputato a elevati livelli di CO2. In quel periodo, infatti, le temperature della regione del Pacifico del nord erano 5-8 °C più elevate di quelle dei nostri giorni, a fronte di un livello di concentrazione di anidride carbonica paragonabile a quello riscontrabile prima della Rivoluzione industriale. L’andamento climatico è stato ricostruito dai ricercatori analizzando i microscopici scheletri del plancton depositatisi sui fondali marini e successivamente sepolti dai sedimenti.
A
cosa imputare quel riscaldamento? Secondo LaRiviere e il suo team, un ruolo
chiave l’avrebbe giocato la circolazione
oceanica, sia per la forma e l’estensione delle distese marine, completamente differenti da
quelle attuali, sia per un termoclino (la demarcazione tra acque superficiali
calde e acque profonde più fredde) posto più in profondità di quanto non lo sia oggi. Questo avrebbe pesantemente influenzato
il meccanismo del vapore atmosferico e la distribuzione delle nubi con il
conseguente innalzamento della temperatura che caratterizzo il tardo Miocene.
Con l’inizio del Pliocene, circa 5
milioni di anni fa, la distribuzione delle terre emerse e la circolazione
oceanica divennero più simili a quelle attuali e questo
coincise con un calo delle temperature globali, un termoclino meno profondo e
la comparsa di grandi distese di ghiaccio nell’emisfero settentrionale. In altre parole, la situazione
climatica ben nota al genere umano.
