Sulla rivista Nature
è stata pubblicata una ricerca che identifica una nuova classe di RNA non
codificanti come responsabile della risposta cellulare di danno al DNA.
La
ricerca condotta dal gruppo di Fabrizio d’Adda, responsabile del gruppo di
ricerca “Telomeri e Senescenza” all’IFOM-IEO Campus, in collaborazione con il
Riken Omics Science Center di Yokohama in Giappone, rappresenta un importante tassello verso una
maggiore comprensione delle patologie tumorali.
Le cellule sono costantemente sottoposte a situazioni che
provocano danni al DNA. Per fortuna esiste
un meccanismo “sentinella” che avvisa la cellula che il DNA è danneggiato e di
conseguenza blocca tutte le attività come la proliferazione e la crescita
cellulare fino alla risoluzione del
problema. In pratica è la nostra prima linea di difesa
contro la formazione di cellule tumorali e contro l'invecchiamento cellulare. La
ricerca dell’ IFOM svela finalmente un passaggio chiave di questo complicato
processo: alla base del sistema di difesa c’è un piccolo RNA battezzato DDRNA
(DNA Damage Response RNA) che, trascritto a partire dal punto della
lesione,risulta essere il responsabile della segnalazione del danno e della sua
risoluzione. A partire dal 1993 sono stati scoperti diversi RNA che non
codificavano per proteine, ma che al contrario hanno un’importante funzione regolatoria. “Tutti gli RNA
descritti finora, spiega Fabrizio
d’Adda di Fagagna, anche se molto diversi fra loro per struttura, sequenza e
meccanismo d’azione, hanno fondamentalmente una caratteristica in comune:
concorrono tutti, a molteplici livelli, a regolare l’organizzazione funzionale
e l’espressione del genoma”.
I DDRNA rappresentano quindi una novità
assoluta, perché pur essendo strutturalmente simili agli altri RNA non
codificanti, hanno una funzione completamente diversa. I DDRNA sono unici perché del genoma salvaguardano l’integrità. Per
confermare questa scoperta sorprendete sono stati condotti ulteriori
esperimenti, utilizzando cellule tumorali e bloccando la produzione di DDRNA, gli
scienziati hanno evidenziato come all’interno del nucleo cellulare si
spegnevano gli allarmi molecolari che segnalano la presenza di danni al DNA,
non si attivava quindi il meccanismo di risposta al danno e, di conseguenza, le
cellule tumorali ricominciavano a proliferare. Questa
ricerca, che verrà approfondita dal team di d’Adda di Fagagna, in stretta collaborazione tra IFOM e il CNR di Pavia
presso cui lo scienziato ha recentemente avviato un laboratorio dedicato
proprio allo studio del mantenimento della stabilità genomica, fornisce alla comunità scientifica una prospettiva
nuova per capire e intervenire nel processo di trasformazione tumorale e di
invecchiamento cellulare.
