fbpx Nuova classe di pianeti | Page 2 | Scienza in rete

Nuova classe di pianeti

Primary tabs

Read time: 2 mins

Osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble hanno permesso di chiarire la struttura di un esopianeta distante 40 anni luce: sarebbe composto per gran parte di acqua e avvolto da una spessa coltre di vapore. Scoperto nel 2009 dal team del progetto MEarth di David Charbonneau, il pianeta extrasolare GJ1214b aveva mostrato fin dai primi studi un’anomala abbondanza d’acqua. Restava però il dubbio se all’origine di quella rilevazione potesse semplicemente esservi un’atmosfera particolarmente nebbiosa.

Per venire a capo di quel dubbio, il team coordinato da Zachory Berta (Center for Astrophysics) ha messo in campo il telescopio spaziale Hubble analizzando con la Wide Field Camera 3 il transito di GJ1214b davanti alla sua stella, una nana rossa della costellazione di Ofiuco. Lo studio dello spettro dell’atmosfera del pianeta, che verrà pubblicato su Astrophysical Journal, ha permesso di chiarire che il modello più consono era quello che prevedeva una densa atmosfera di vapore acqueo.

Anche al di sotto di quello spesso guscio, però, si deve ipotizzare una massiccia presenza d’acqua. Dalle dimensioni e dalla massa del pianeta, infatti, si è potuto valutarne la densità, risultata di circa due grammi per centimetro cubo. Un valore che si può spiegare ipotizzando che gran parte del pianeta debba essere costituita d’acqua. Le elevate pressioni e l’alta temperatura (GJ1214b orbita a soli 2 milioni di distanza dal suo Sole), però, fanno sì che quell’acqua possa assumere forme davvero esotiche, sostanze completamente estranee alla nostra esperienza quotidiana.

Oltre alle tipologie di pianeti attualmente riconosciute (quelli rocciosi di tipo terrestre, quelli gassosi come Giove e quelli ghiacciati come Urano e Nettuno), ora si dovranno dunque mettere in conto anche questi nuovi mondi costituiti per gran parte di acqua liquida. Tra gli esopianeti, insomma, le sorprese proprio non mancano.

Hubble - CfAResearch paper

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Chi controlla gli oceani? La battaglia per le boe del clima

foto dell oceano pacifico

Mentre un nuovo episodio di El Niño prende forma nel Pacifico tropicale, negli Stati Uniti si è consumato uno scontro politico attorno alla rete di boe oceanografiche che monitora correnti, temperature e salinità degli oceani. I dati raccolti sono fondamentali per studiare fenomeni come l'AMOC, prevedere eventi estremi e valutare gli effetti del riscaldamento globale. Il Senato ha fermato in extremis lo smantellamento voluto dall'amministrazione Trump.

Mentre un nuovo ciclo di El Niño sta iniziando, la comunità scientifica si chiede quale sarà la sua intensità in un mondo con gli oceani sempre più caldi. 


Anomalie delle temperature del Pacifico nella zona equatoriale collegate al fenomeno El Niño, l'8 giugno 2026. Crediti: NASA Earth Observatory/Lauren Dauphin