fbpx Nucleo terrestre carente d'ossigeno | Scienza in rete

Nucleo terrestre carente d'ossigeno

Primary tabs

Read time: 2 mins

Secondo una ricerca pubblicata su Nature, i dati provenienti da esperimenti di laboratorio indicherebbero che il nucleo esterno del nostro pianeta non sarebbe così ricco di ossigeno come si è ritenuto finora.

L'elemento chimico più abbondante del mantello e della crosta terrestre è senza dubbio l'ossigeno. Questo fatto ha sempre indotto i geologi a ritenere che l'ossigeno potesse essere anche il più abbondante degli elementi “leggeri” che compongono il nucleo esterno, quel guscio fuso composto soprattutto da ferro che avvolge il nucleo solido del nostro pianeta. Supposizione logica e fondata, ma che l'incrocio tra esperimenti di laboratorio, dati sismici e modelli matematici hanno mostrato errata.

Haijun Huang (Wuhan University of Technology – Cina) e i suoi collaboratori, infatti, sono riusciti a riprodurre le condizioni del nucleo esterno e ad analizzare le caratteristiche di alcuni materiali sottoposti a tali condizioni. Colpendo con intense onde d'urto materiali ottenuti da misture di ferro, ossigeno e zolfo in differenti dosi, ne hanno innalzato temperatura e pressione ottenendo fluidi potenzialmente simili a quelli del nucleo esterno; misurando poi la densità di questi fluidi e la velocità del suono attraverso di essi, hanno potuto confrontare il loro comportamento con quello mostrato dal nucleo esterno della Terra in occasione dei terremoti.

La conclusione alla quale è giunto il team di Huang – lo studio è apparso su Nature – è che l'ossigeno non può proprio essere il più abbondante elemento chimico leggero che compone il nucleo esterno. Questa scoperta, sottolineano gli autori, implica che l'ambiente cosmico nel quale sono avvenuti i processi iniziali di accrezione della Terra fosse caratterizzato da una minore ossidazione rispetto a quanto supposto finora, una caratteristica che trova riscontro anche nei più recenti modelli di formazione del nostro pianeta.

Carnegie Institution for Science

Autori: 
Sezioni: 
Geofisica

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.