I geni vengono scoperti, non inventati. Quindi nessuno può brevettarli o rivendicare diritti economici su di loro. La sentenza che potrebbe rivoluzionare il mondo della ricerca genetica è stata promulgata negli Stati Uniti dal giudice distrettuale Robert Sweet e riguarda i due più importanti marcatori genetici per il tumore di mammella e ovaio, BRCA1 e BRCA2. Il principio su cui si basa la controversa decisione, già riconosciuto dalla Corte Suprema, potrebbe però estendersi a tutto il DNA. Il giudice ha quindi dato ragione all’American Civil Liberties Union e alla Public Patent Foundation, che avevano chiamato in causa l’azienda proprietaria dell’esclusiva, cioè la Myriad genetics di Salt Lake City, la University of Utah Research Foundation e lo stesso U.S. Patent and Trademark Office che aveva concesso il brevetto, per aver creato un monopolio deleterio sia per i ricercatori sia per le donne. Un monopolio che in Europa è già stato in parte scalfito dalla limitazione del brevetto o dalla sua compartecipazione con enti di ricerca.
Non si brevettano i geni
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La salute pubblica comincia dalle piante: la lezione della Xylella

La vicenda della Xylella in Puglia è stata raccontata soprattutto come un disastro agricolo. Lo è stata: ha colpito milioni di ulivi, compromesso aziende, frantoi, paesaggi ed economie locali. Ma limitarsi a questa lettura rischia di farci perdere la lezione più importante. La Xylella è stata anche una crisi ambientale, sociale e sanitaria. Una crisi One Health, nel senso più concreto del termine.
Foto di Daniele Urso
Quando nel 2013, nelle campagne del Salento, gli ulivi cominciarono a seccare in modo anomalo, il fenomeno apparve subito inquietante. Le foglie ingiallivano, i rami si disseccavano, intere chiome sembravano prosciugarsi. In un territorio in cui l’ulivo non è soltanto una coltura, ma identità, paesaggio e memoria familiare, la malattia delle piante fu percepita fin dall’inizio come una ferita collettiva.