Controllare i livelli di PSA nel sangue non influisce sulla probabilità di morire per tumore della prostata. Dopo vent’anni di osservazione di una coorte di oltre 9.000 svedesi tra i 50 e i 69 anni gli autori del nuovo lavoro pubblicato sul British Medical Journal non hanno osservato nessun vantaggio in termini di sopravvivenza tra i quasi 1.500 uomini sottoposti ai controlli ogni tre anni rispetto agli altri. E’ vero che nel gruppo esaminato sono stati trovati in percentuale più tumori, e in fase più avanzata, ma da questa diagnosi precoce i pazienti non hanno tratto alcun beneficio statisticamente significativo. La notizia non sarebbe tale, visti i tanti studi arrivati alla medesima conclusione e le raccomandazioni contro lo screening che vengono dall’American Cancer Society e da molte altre autorevoli società scientifiche. Occorre comunque segnalarla dal momento che in Italia il test si continua a prescrivere a tutti gli uomini cinquantenni, quando non ai quarantenni, nel corso di ogni check up od occasionale esame del sangue. E lo si fa di regola senza informare il diretto interessato dei rischi che corre con questa semplice analisi: dover essere sottoposto a un esame invasivo come la biopsia della prostata per via trans rettale e, nel caso sia confermata la presenza di un tumore, essere operato senza sapere se il nodulo avrebbe mai compromesso la sua sopravvivenza (mentre l’intervento con alte percentuali di probabilità comprometterà la sua qualità di vita, provocando disfunzioni erettili e incontinenza urinaria).
Niente da fare per il PSA
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Dagli oranghi che si spalmano impacchi vegetali contro l’infiammazione, fino alle api che difendono l’alveare con sostanze antimicrobiche: la medicina che conosciamo ha radici molto profonde, antiche e condivise. Alice Mosconi ci porta in un viaggio nella zoofarmacognosia, nel quale sfuma il confine tra istinto, apprendimento e cultura, nel quale si incontrano specie lontane e vicine, dagli oranghi di Borneo ai nostri antenati tra i ghiacci delle Alpi. In una storia naturale della cura prima dei camici bianchi.
Nell'immagine di copertina: elaborazione grafica da Zubova AV et al, PLOS One (2026). Licenza: CC BY 4.0
Quando pensiamo alla medicina, la immaginiamo come una pratica relativamente recente (almeno quella che funziona) e appannaggio solo della nostra specie. Ma la ricerca del benessere, o, per lo meno, il tentativo di alleviare il dolore o combattere una malattia è qualcosa di molto più antico e molto più diffuso anche negli animali non umani di quanto siamo disposti ad ammettere.