fbpx Nel sangue materno c'è tutto | Page 6 | Scienza in rete

Nel sangue materno c'è tutto

Primary tabs

Read time: 1 min

E’ da più di dieci anni che se ne parla: individuare le malattie genetiche e cromosomiche del nascituro senza ricorrere ad amniocentesi e biopsia dei villi coriali, ma utilizzando il DNA del feto che passa nel circolo materno. A ipotizzare questa modalità di diagnosi prenatale fu infatti nel 1997 il gruppo di Dennis Lo, dell’Università di Hong Kong, che individuò per la prima volta la presenza di materiale genetico di origine fetale nel sangue di una donna in gravidanza. La sua quantità tuttavia sembrava insufficiente a rendere attendibili i test da allora messi a punto. «Oggi abbiamo dimostrato che nel circolo materno c’è l’intera sequenza del genoma del nascituro» ha dichiarato lo stesso Lo, che ha coordinato lo studio pubblicato online su Science Translational Medicine. I ricercatori si sono basati però su un’unica coppia di portatori di talassemia, avendo a disposizione anche i risultati della biopsia dei villi coriali: occorrerà del tempo perché la tecnica si possa considerare efficace e affidabile quante quelle attualmente utilizzate per la diagnosi prenatale.

Sci Transl Med 2010; 2: 61ra91 DOI: 10.1126/scitranslmed.3001720

Autori: 
Sezioni: 
Genoma

prossimo articolo

L’impatto di una colata detritica, istante per istante

colata detritica a san vito di cadore

Durante l’impatto di una colata detritica su un ostacolo la forza cambia nel tempo, riflettendo la coesistenza e l’evoluzione di una fase solida e di una fase fluida nelle diverse porzioni del flusso. Un nuovo modello computazionale sviluppato al Politecnico di Milano riesce a tenere conto di entrambe le fasi in modo agile, aprendo la strada a strumenti più efficaci per la gestione del rischio associato a questi fenomeni.Nell’immagine: la colata detritica che ha invaso la strada statale Alemagna nei pressi di San Vito di Cadore (Belluno) tra giungo e luglio 2025.

Un gruppo di ingegneri del Politecnico di Milano ha messo a punto un modello computazionale più maneggevole di quelli disponibili finora capace di descrivere il comportamento delle colate detritiche, quelle frane in cui i comportamenti tipici di un solido coesistono con quelli tipici di un fluido. Il modello potrebbe essere usato per valutare l'impatto delle colate detritiche su strutture e infrastrutture esistenti e per progettare in modo più appropriato barriere per ridurre i loro effetti.