Uno studio riesce finalmente a fare chiarezza su HDF850.1, una galassia distante 12,5 miliardi di anni luce scoperta quasi quindici anni fa grazie a osservazioni nelle onde sub-millimetriche, ma completamente invisibile persino agli strumenti del telescopio spaziale Hubble.
Nel
lavoro, pubblicato su Nature,
non solo si suggerisce che questa galassia si colloca in un'epoca in
cui l'universo aveva un'età di solo un miliardo e cento milioni di
anni, ma si sottolinea come si tratti di un'incredibile fucina di
stelle. Grazie all'osservazione di particolari righe nello spettro
elettromagnetico di HGF850.1 corrispondenti a transizioni molecolari
del monossido di carbonio, infatti, Fabian Walter (Max-Planck
Institut für Astronomie) e
collaboratori hanno potuto non solo chiarire la distanza della
galassia, ma farsi anche un'idea precisa dei processi che
ospita.
L'analisi dei dati, raccolti dall'interferometro IRAM
dell'osservatorio del Plateau de Bure (Alpi francesi) e dal VLA del
Nuovo Messico, ha mostrato che gran parte della massa della galassia
si presenta allo stato di molecole, i mattoni dai quali poi si
aggregano le stelle. Secondo i ricercatori, HDF850.1 sfornerebbe
stelle al ritmo di 850 masse solari annue. Un valore elevatissimo, se
pensiamo che per la nostra Via Lattea il tasso di produzione stellare
è di una massa solare all'anno.
Sarebbe proprio l'ambiente ricco di polveri tipico delle regioni di formazione stellare a impedire alla luce visibile di uscire all'esterno rendendo di fatto HDF850.1 invisibile persino al telescopio spaziale. Uno scudo, però, che non funziona con la radiazione sub-millimetrica: è stato proprio grazie a questa radiazione, infatti, che nel 1998 il telescopio James Clerk Maxwell delle Hawaii ha potuto scoprire l'esistenza di questa galassia.
