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Nanoparticelle a caccia di proteine

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E’ stato pubblicata sulla prestigiosa rivista PlosOne una ricerca, coordinata da Giovanni Bertoni del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano, che descrive una nuova tecnologia in grado di catturare e identificare le proteine esposte sulla superficie delle cellule batteriche. Queste proteine che giocano un ruolo chiave nel processo di infezione, sono le prime a essere riconosciute come estranee dal sistema immunitario. La localizzazione superficiale delle proteine ​​batteriche è un passo fondamentale verso l'identificazione dei fattori di virulenza coinvolti nei meccanismi di patogenicità. Una loro accurata identificazione permette di accelerare lo sviluppo di nuovi antibiotici e di vaccini. La metodologia di “cattura” di proteine di superficie, già però prontamente applicabile ad altri batteri patogeni, è stata a messa a punto nello specifico su Pseudomonas aeruginosa, un importante patogeno opportunista umano. Questa tecnica si basa sull’uso di nanoparticelle magnetiche derivatizzate capaci di stabilire legami covalenti con le proteine. Una volta che si adagiano sulla superfice di cellule intere, le nanoparticelle “catturano” covalentemente proteine adiacenti che vengono poi identificate mediante tecniche di spettrometria di massa. In un test comparativo, questa tecnica si è rivelata più efficiente e accurata nell’identificare nuove proteine di superficie rispetto a procedure precedenti.

I risultati di questo studio, che vede fra i collaboratori anche Francesco Bonomi del DeFENS, Pierluigi Mauri dell’Istituto di Tecnologie Biomediche (CNR-ITB; Segrate) e Alessandra Bragonzi dell’Ospedale San Raffaele, sono molto promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici e vaccini. Questa ricerca è stata possibile grazie ai finanziamenti della Fondazione Cariplo, della Commissione Europea e della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (Verona).

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Bioscienze

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Che cosa hanno in comune Edgar Allan Poe, O.J. Simpson e gli errori giudiziari? La risposta passa per la statistica, ma soprattutto per il modo in cui ragioniamo. In “Se fossi stato al vostro posto” (Raffaello Cortina Editore, 2025) Marco Malvaldi parte da un celebre caso di cronaca ottocentesca e dalla sua trasfigurazione letteraria per mostrare come, quando siamo chiamati a interpretare i fatti, numeri, probabilità, narrazione e fallacie cognitive si intreccino. Un saggio e insieme un manuale, ricco di casi (reali o inventati) ma anche di ironia, che infine diventa un appello a chi, di fronte all’incertezza delle prove, ha la responsabilità di decidere della colpevolezza o dell’innocenza di qualcuno

Questa è una recensione che esce con colpevolissimo ritardo. In effetti, appena in anticipo sul primo compleanno del libro. Per fortuna, i libri non hanno una data di scadenza (almeno nella maggior parte dei casi). Di certo non ce l’ha Se fossi stato al vostro posto (Raffaello Cortina Editore, 2025), in cui Marco Malvaldi parla di qualcosa decisamente a lunga conservazione: la statistica e la narrazione.