Un consorzio costituito da dozzine di laboratori di tutto il mondo, in analogia con quelli che hanno portato a termine il Progetto genoma umano, dopo sei anni di lavoro ha concluso il sequenziamento del genoma bovino. In particolare è stato esaminato il patrimonio genetico di una vacca di razza Hereford, di nome Dominette, il primo caso di ruminante e in generale di mammifero di cui si è analizzato l'intero DNA, se si escludono l'uomo e gli animali da laboratorio. Nei 29 cromosomi somatici della mucca e nel suo cromosoma X sono stati individuati almeno 22.000 geni codificanti proteine, accompagnati da un numero elevatissimo di sequenze ripetute. Cinque dei 1.032 geni responsabili del metabolismo negli esseri umani sembrano però mancare, suggerendo la presenza di differenti vie metaboliche. «Ma quel che fa essere una mucca una mucca» ha commentato Harris Lewin, direttore dell'Institute for Genomic Biology dell'Università dell'Illinois, uno dei coordinatori dell'impresa «sono soprattutto le caratteristiche legate alla riproduzione, alla produzione di latte e al sistema immunitario dell'animale, che aprono nuove prospettive di studio a favore degli allevamenti».
Mucca svelata
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Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.
Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0
Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.