fbpx Il morso del T-Rex | Page 9 | Scienza in rete

Il morso del T-Rex

Primary tabs

Read time: 2 mins

La ricostruzione della potenza delle fauci del Tyrannosaurus Rex ha permesso di scoprire che il morso di questo dinosauro era di gran lunga il più potente tra quelli degli animali terrestri conosciuti, sia di quelli viventi che di quelli ormai estinti.

Per giungere a questa conclusione – pubblicata su Biology Letters – Karl Bates (University of Liverpool) e Peter Falkingham (University of Manchester) hanno ricostruito la muscolatura delle fauci del T-Rex e hanno valutato la potenza del suo morso sia basandosi sui dati scheletrici, sia utilizzando un'analisi statistica e un confronto qualitativo con gli animali viventi ai nostri giorni. I due ricercatori hanno poi applicato i dati raccolti a un modello computerizzato che tenesse conto dei principali fattori anatomici e fisiologici che determinano la potenza del morso. Dalla simulazione è emerso che un T-Rex adulto era in grado di sviluppare con il suo morso una potenza che poteva arrivare fino a 57 mila Newton (quasi 6 tonnellate di forza peso), rivelandosi pertanto oltre quattro volte più potente di quanto stabilito da precedenti studi.

Il lavoro di Bates e Falkingham potrebbe permettere di archiviare forse in modo definitivo l'ipotesi che il T-Rex fosse un animale spazzino e non un cacciatore. Risulterebbe infatti priva di fondamento l'idea che l'enorme corporatura del dinosauro non fosse accompagnata da una adeguata muscolatura delle fauci obbligandolo ad accontentarsi delle prede abbandonate dagli altri cacciatori. Stando ai risultati dei due biologi, insomma, il T-Rex può a pieno titolo essere annoverato tra i più devastanti predatori apparsi sul nostro pianeta.

University of Liverpool

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Dinosauri

prossimo articolo

Fine vita: fare leggi è meglio che costruire macchine

palazzo borbone in francia

Quando il parlamento non legifera su questioni etiche controverse, il conflitto si sposta nei tribunali e nei laboratori. Lo dimostra il paradosso del dispositivo costruito dal CNR (e negato) per consentire il suicidio assistito, mentre la Francia risolve liberando finalmente una legge sul suicidio assistito.

In copertina: Palazzo Borbone, sede dell'Assemblea nazionale francese. Crediti: Mtzb/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
 

Ci sono voluti due anni, di sofferenze fisiche e psicologiche, una questione di legittimità costituzionale, un'ordinanza della Consulta, un mandato del Tribunale di Firenze e un prototipo costruito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché una donna di cinquantacinque anni, paralizzata dal collo in giù da una sclerosi multipla, potesse esercitare un diritto che la Corte costituzionale le aveva riconosciuto nel 2019. Libera, il nome di fantasia che si era scelta, è morta a casa sua il 25 marzo, attivando con lo sguardo una pompa infusionale.