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Moon lancia "Zero Hunger"

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Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha convocato leaders politici, rappresentati della società civile e del mondo commerciale per presentare il suo nuovo progetto di lotta alla fame. Global Zero Hunger Challenge è stato ufficializzato durante Rio+20, ricordando che ogni giorno, a livello globale, circa 1 miliardo di persone soffre di mancanza di cibo. 
Cinque sono i punti di base del programma: assicurare l'accesso al cibo al 100% della popolazione mondiale; azzerare il numero di morti per fame sotto i due anni; aumentare del 100% la produttività dei produttori agricoli; rendere sostenibili tutti i sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti; promuovere un consumo responsabie eliminando del 100% lo spreco di cibo. E' il Fome Zero Programme lanciato dal governo brasiliano durante la presidenza Lula, a cui si ispira il progetto di Ban ki Moon - Graziano da Silva, che aveva guidato il programma brasiliano, è ora a capo della FAO (Food and Agricolture Organisation)

Un programma e obiettivi a dir poco ambiziosi, considerando che si parte da "risorse zero" per arrivare a "fame zero". Si tratta però dell'unica proposta importante, in merito al tema dell'alimentazione, avanzata nei giorni della conferenza descritta come la più ambiziosa e vaga in termini di obietti e strumenti da adottare. Il governo inglese è, intanto, tra i primi a dichiarare di voler stanziare finanziamenti - 150 miliardi di sterline - per supportare 6 milioni di agricoltori (in particolare della Nigeria e dell'Etiopia) da reperire dal fondo dell'International Climate Change.

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Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).