fbpx Misurare la felicità? | Scienza in rete

Misurare la felicità?

Primary tabs

Read time: 2 mins

C'è chi farebbe di tutto per poter disporre di uno strumento in grado di misurare il grado di felicità delle persone. L'edonimetro - così l'economista irlandese Francis Edgeworth, a fine Ottocento, chiamava un simile fantastico dispositivo - farebbe la fortuna di ogni pubblicitario.

C'è chi farebbe di tutto per poter disporre di uno strumento in grado di misurare il grado di felicità delle persone. L'edonimetro - così l'economista irlandese Francis Edgeworth, a fine Ottocento, chiamava un simile fantastico dispositivo - farebbe la fortuna di ogni pubblicitario.

Siamo in piena fantascienza, ovviamente, ma una ricerca pubblicata sul Journal of Happiness Studies getta una nuova luce sulla possibilità concreta di misurare la felicità. Autori della ricerca sono Peter Dodds e Chris Danforth (University of Vermont), che hanno raccolto dal web, setacciando soprattutto i blog, milioni e milioni di frasi. Utilizzando poi i parametri dell'Affective Norms for English Words - uno studio che stabilisce per oltre 1.000 parole un particolare valore nella scala felice/infelice - hanno assegnato un punteggio a ogni frase raccolta. In questo modo hanno dunque potuto ricostruire gli alti e bassi della felicità nel corso del tempo. Grazie al fatto, poi, che per molti blog sono disponibili i dati demografici degli iscritti, è stata possibile un'ulteriore analisi: determinare in che misura l'andamento della felicità fosse collegato alle classi di età e alla collocazione geografica.

Insomma, presa per conto suo, ogni frase dice poco, ma mettendone assieme milioni si riesce a ricostruire un modo di sentire diffuso. "E' un po' come la misura della temperatura - sottolinea Dodds - operazione in cui possiamo anche non curarci dei singoli atomi".

Fonte: University of Vermont, articolo originale

Autori: 
Sezioni: 
Psicologia

prossimo articolo

Maternità trans: non più un desiderio proibito ma ancora un percorso a ostacoli

figura con bandiera trans

“Uomo-madre” è un’espressione che incrina l’idea binaria di maternità e paternità ancora dominante nella cultura e nelle norme italiane. Eppure oggi, anche grazie all’evoluzione giuridica e medica, non è più impensabile che uomini transgender possano concepire, portare avanti la gestazione, partorire. Anche se - tra fertilità, accesso alle cure, ostacoli burocratici e riconoscimento legale - la genitorialità trans resta un percorso complesso, nel quale si intrecciano questioni di diritto, medicina e società

«Uomo-madre», così si definisce Egon Botteghi, attivista, referente per la genitorialità delle persone transgender della Rete Genitori Rainbow, nel libro Storie di genitori trans*, (Villaggio Maori Edizioni, 2024), in cui racconta del suo percorso di vita, del figlio e della figlia nati prima della sua affermazione di genere, con cui ha mantenuto un rapporto materno.