fbpx Meno scienza a scuola | Page 8 | Scienza in rete

Meno scienza a scuola

Primary tabs

Read time: 2 mins

I nuovi regolamenti della scuola superiore, approvati in prima lettura dal governo, tagliano le ore di scienza nel biennio. Lo sottolinea il Coordinamento docenti di discipline scientifiche e tecnologiche. I tagli vanno contro quanto stabilito dall'OCSE, secondo il quale "la riduzione delle ore di insegnamento deve evitare le ore relative alle discipline delle aree matematico-scientifico-tecnologiche". Le decisioni italiane sembrano quindi scontrarsi con la valorizzazione della cultura scientifica. Nel dettaglio, secondo la ricostruzione del regolamento fatto da Rosario Saccà, del Coordinamento docenti di discipline scientifiche e tecnologiche: "In tutti gli Istituti tecnici e professionali, si ha un taglio di oltre il 20% delle ore delle discipline scientifiche e tecnologiche di indirizzo, con l’incomprensibile aumento delle ore di Italiano del 15%". Nei licei, oltre a un biennio iniziale nel quale le discipline scientifiche sono deboli o assenti, si insiste con l'accorpare discipline diverse (es. chimica con scienze della terra e biologia, sotto il cappelllo di scienze naturali). Commenta il Coordinamento degli insegnanti di scienze: "Questo accorpamento andrebbe invece scisso nei diversi e distinti insegnamenti 'Chimica', da affidare ai laureati in Chimica e 'Scienze della terra e biologia' da affidare ai laureati in scienze naturali o biologiche. E lo stesso dicasi della matematica e della fisica, assegnate, anche qui per una incomprensibile tradizione, a un unico docente".
La critica riguarda anche le nuove classi di concorso, "che prevedono accorpamenti disciplinari che vanno smaccatamente contro la qualità dell'insegnamento e che non tengono conto della valorizzazione delle risorse umane: si dimentica infatti che gli attuali docenti italiani di discipline scientifiche e tecnologiche hanno una formazione universitaria monodisciplinare".

Fonte: sito dei docenti di discipline scientifche e tecnologiche

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Educazione

prossimo articolo

Lavorare stanca, al caldo ammazza

Mentre il caldo estremo diventa la norma, il lavoro all'aperto resta uno dei fronti più esposti e meno tutelati. In Italia ogni anno migliaia di infortuni sono attribuibili alle alte temperature, e ogni estate porta con sé la conta dei braccianti e degli operai morti sotto il sole. Qualcosa si muove: ordinanze regionali, un protocollo nazionale, una piattaforma di previsione del rischio che funziona. Ma in Italia la prevenzione resta a macchia di leopardo e senza una legge che la renda obbligatoria ovunque. Illustrazione prodotta con Claude.

Il 19 luglio 2025 Naceur Messaoudi, bracciante di 57 anni, è morto mentre raccoglieva cocomeri nelle campagne di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Pochi giorni prima un altro bracciante era morto in un agrumeto del Cosentino, un terzo in una serra del Casertano. Il 25 luglio, in Sardegna, l'operaio antincendio Gianfranco Incollu ha perso la vita mentre lavorava tra le fiamme a Jerzu, con temperature che hanno toccato i 48 gradi. Sono solo alcuni dei casi che le cronache e i sindacati hanno raccolto durante l'estate.