Durante il meeting dell’American Physical Society
di Denver, lo scorso 13 aprile, il portavoce di un team di ricerca del
Massachusets Institute of Technology di Cambridge ha presentato i risultati di
un lavoro, pubblicato su arXiv, che mostra nuovi indizi della presenza di
materia oscura. Non si tratta però di un’osservazione di spazi cosmici, ma di
eventi registrati dall’esperimento CDMS-II (Cryogenic Dark Matter Research) nelle profondità di una ex miniera
del Minnesota. I rilevatori al silicio, raffreddati a una temepratura di 40 millikelvin (quasi allo zero assoluto), hanno
osservato 3 segnali anomali, così come successo in precedenza per due eventi nel
2010 nello stesso esperimento. Questi possono, probabilmente, essere ricondotti a
collisioni tra particelle ordinarie e le WIMPS (Weakly Interactive Massive
Particles), ovvero quelle che, in teoria, costituiscono l’ipotetica materia
oscura.
Per il momento, però, continua a rimanere una teoria, perché proprio il livello
di probabilità di questi dati non consente, ancora, di parlare di scoperta.
In termini strettamente statistici, il team guidato da Kevin Mc Carthy ha
raggiunto infatti una confidenza di appena 3 sigma, due livelli sotto la soglia di
sicurezza richiesta per distinguere il segnale dal rumore di fondo. Secondo i
dati del Minnesota, la massa delle WIMP sarebbe inoltre più bassa dei valori predetti dalla formulazione teorica.
Queste collisioni sono eventi molto rari e difficili da osservare. Per questo,
anche se non si tratta di una vera scoperta, i nuovi dati del CDMS-II contribuiscono
comunque in modo importante alla ricerca della materia oscura prevedendo nuove osservazioni, una sfida che
vede protagonisti anche gli esperimenti LUX in South Dakota e gli esperimenti
XENON e DAMA al Gran Sasso, oltre alla Stazione Spaziale Internazionale ISS.
Materia oscura: un nuovo indizio dall'esperimento CDMS
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Radiati per l’antiscienza, la politica vuole riaprire loro l’Ordine

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera consentirebbe ai sanitari radiati per fatti legati alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Ordine. Non riguarda i medici sospesi perché non vaccinati, ma professionisti colpiti da sanzioni disciplinari anche per aver promosso pratiche e terapie prive di basi scientifiche. La Fnomceo protesta: per il presidente Filippo Anelli è una delegittimazione degli Ordini e un affronto a chi ha curato e perso la vita durante il Covid. La questione va anche oltre i singoli casi: in gioco c’è l’autonomia della professione nel tutelare i pazienti.
Immagine di copertina realizzata con ChatGPT
Radiati dall’Ordine, riammessi dalla politica. E l’Ordine, giustamente, protesta. Ieri, 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha infatti approvato un emendamento che, se diventasse legge, riaprirebbe la porta dell’Ordine dei medici ai sanitari che erano stati radiati per fatti legati alla pandemia di Covid. La norma ha la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri ed è stata inserita all'interno della legge delega di riforma delle professioni sanitarie.