fbpx Malanni e parenti del faraone | Scienza in rete

Malanni e parenti del faraone

Primary tabs

Read time: 1 min

Una ricerca pubblicata su JAMA toglie un po’ di mistero alla figura di Tutankhamon, dimostrando che aveva patologie ossee e aveva sofferto di malaria, una malattia che potrebbe essere stata causa della sua morte prematura, a soli 19 anni. Nel corso degli anni sono state avanzate molte teorie sulle cause del decesso e sull’aspetto del giovane faraone. Dall’analisi delle sue raffigurazioni era stato ipotizzato che fosse portatore di una sindrome di Marfan o soffrisse di ginecomastia: «Niente di tutto questo» hanno escluso gli autori dello studio, a cui hanno partecipato anche ricercatori di Bolzano. E’ possibile che l’aspetto effeminato delle immagini dipendesse da una scelta stilistica che voleva idealizzare la figura del sovrano. «Abbiamo invece trovato geni come STEVOR, AMA1, o MSP1, tipici di Plasmodium falciparum, oltre ai segni della malattia di Kohler di tipo II, un’osteocondrosi che però di per sé non poteva essere responsabile della morte».

Anomalie ossee sono state riscontrate anche in altre mummie, la cui identificazione era sconosciuta o dubbia, e che oggi hanno finalmente un nome: dall’esame del DNA, del gruppo sanguigno e delle caratteristiche radiologiche e antropologiche dei resti, gli scienziati hanno potuto individuare o confermare quali appartengono con ogni probabilità ad Akhenaton, padre di Tutamnkhamon, alla madre e alla nonna paterna.

JAMA 2010; 303: 638

Autori: 
Sezioni: 
Egittologia

prossimo articolo

Cambiamenti climatici: l'adattamento non ostacoli la prevenzione

Pompieri all'opera

La retorica dell'adattamento rischia di far coincidere il controllo degli effetti del cambiamento climatico con l'intervento sulle sue cause. La sanità pubblica insegna che protezione e mitigazione non sono strategie alternative: senza la prevenzione primaria, ogni altra misura di tutela resta una rincorsa a un rischio destinato a crescere.

Sylvain Pedneault, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Dopo l'intervento su Scienza in rete dedicato ad argomentare che quello che oggi viene spesso definito “adattamento” ai cambiamenti climatici non coincide con l'adattamento biologico della specie umana, ma piuttosto in strategie tecnologiche, urbanistiche e organizzative finalizzate a migliorare la convivenza con un ambiente sempre più ostile, ritengo utile compiere un ulteriore passo sul terreno della sanità pubblica.