fbpx L’inquinamento e l'infarto | Page 7 | Scienza in rete

L’inquinamento e l'infarto

Primary tabs

Read time: 2 mins

Sul Journal of the American Medical Association è stato pubblicata una ricerca nella quale vengono analizzati precedenti studi, provenienti dai cinque continenti, per verificare e quantificare i legami tra inquinamento atmosferico e la salute del cuore. Il team di scienziati, guidati da Hazrije Mustafic del Cardiovascular Research Center presso l'Università Paris Descartes, ha scoperto che un'esposizione di breve durata, meno di sette giorni, a tutti i principali inquinanti atmosferici, tranne l'ozono, è associato a un aumento degli attacchi di cuore.

L’entità del rischio "è relativamente piccola" rispetto ad altri fattori, quali il fumo, pressione alta e diabete ma nei paesi industrializzati ogni persona è esposta quotidianamente all’inquinamento atmosferico e a lungo andare può avere effetti significativi.

Lo studio mostra che il cuore umano è forse la parte più vulnerabile del corpo, quando si tratta di inquinamento atmosferico, la ricerca conferma infatti che gli attacchi di cuore aumentano, anche quando l'esposizione è di breve durata. "Non c'è bisogno di essere esposti per settimane o mesi o anni", ha detto Araujo , assistente professore di medicina e direttore della cardiologia ambientale presso la UCLA.

I ricercatori hanno esaminato oltre 100 studi provenienti da tutto il mondo, combinando il rischio di attacchi cardiaci associati a particelle fini, particelle grossolane, ozono, biossido di azoto, monossido di carbonio e anidride solforosa, e le Pm10 e Pm2.5.

Ogni serie di dati analizzati comprendeva un numero di casi variabile tra 400 e 300.000 persone, e tutte le diagnosi sono state accertate e confermate da cartelle cliniche dettagliate. Tutti i principali inquinanti atmosferici, sono risultati significativamente associati con un aumento a breve termine del rischio di infarto del miocardio.

Nel lavoro i ricercatori hanno cercato di capire anche i meccanismi di questo legame:

  • il primo è l'infiammazione, gli studi analizzati hanno mostrato che i livelli dei marker dell'infiammazione come la proteina C-reattiva risultano più alti a seguito di un'esposizione allo smog;
  • Il secondo potenziale meccanismo è la regolazione anomala del sistema cardiaco autonomo;
  • Il terzo meccanismo potrebbe essere l’aumento della viscosità del sangue dovuto all'inquinamento, questo fattore può portare alla formazione di trombi.

“I rischi dello smog riguardano soprattutto i soggetti già in partenza più esposti, spiega Hazrije Mustafic, a cominciare dai pazienti affetti da patologie cardiache croniche. Più degli altri, dunque, le persone a rischio dovrebbero ridurre l’esposizione alle sostanze inquinanti.

“La nostra meta-analisi", concludono gli autori, "è la prima a valutare la qualità e la grandezza delle associazioni fra l'esposizione a breve termine agli inquinanti atmosferici importanti ed il rischio di malattie cardiovascolari.”

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Salute

prossimo articolo

Eclissi: perché solo la Terra può vedere il Sole sparire

eclissi solare

Il 12 agosto un’eclissi parziale di Sole offrirà uno spettacolo eccezionale, soprattutto nel Nord Italia, dove il disco solare sarà oscurato per oltre il 90%. Dietro questo evento si nasconde una straordinaria coincidenza cosmica: Sole e Luna appaiono grandi allo stesso modo nel nostro cielo, una condizione unica nel Sistema solare. Patrizia Caraveo spiega come nascono le eclissi, perché sono così rare da un luogo preciso della Terra e perché continuano ad affascinare gli astronomi - oltre a milioni di appassionati.

In attesa dell’eclissi del 12 agosto che, poco prima del tramonto, oscurerà parzialmente il Sole con una preferenza per le regioni del nord Italia (che potranno godere di oltre il 90% di copertura del disco solare), forse è il caso di spolverare i ricordi di astronomia per apprezzare come l’eclisse ci renda unici nel sistema solare.