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L’inquinamento dell’aria in cima alla lista delle minacce

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Dal primo giorno del congresso mondiale di epidemiologia mondiale  ISEE (Roma, 1-3 settembre) emergono nuovi dati sulle conseguenze di salute dell’inquinamento dell’aria. Uno di questi, meno noto, riguarda la possibile relazione fra esposizione a lungo termine a inquinanti come ossidi di azoto, polveri fini e metalli, e insorgenza di sclerosi multipla. La ricerca italiana ha osservato negli uomini una correlazione fra l’entità dell’esposizione ai comuni inquinanti di città e la probabilità di ammalarsi di sclerosi multipla, decisamente più alta alle alte esposizioni. L’ennesima conferma della gravità del fenomeno, come emerso sempre durante il primo giorno della Conferenza, viene dalla Cina dove l'inquinamento atmosferico è la quinta causa di morte e ha fatto contare nel 2013 ben 916.000 morti premature. Di questi, 366.000 morti sono da attribuire solo alle emissioni di carbone, la fonte più micidiale.

Le due relazioni plenarie della prima giornata della Conferenza ISEE - dedicata a “Vecchi e nuovi rischi per salute” - si sono focalizzate sugli incidenti industriali e sull’inquinamento dell’aria, per poi lasciare spazio a centinaia di presentazioni sui molti rischi, vecchi e nuovi, che un ambiente alterato può rappresentare per la salute umana: dalle contaminazioni chimiche all’inquinamento acustico, dai pesticidi agli effetti sanitari del cambiamento climatico.

Nella prima relazione Pier Alberto Bertazzi dell’Università di Milano ha ripercorso la storia dell’incidente di Seveso, occorso 40 anni fa, con il suo seguito di malattie, stress e contaminazioni diffuse nella piccola comunità colpita dall’incidente.

La seconda relazione, tenuta da Annette Peters dell’Helmholtz Zentrum di Monaco, ha passato in rassegna gli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute: dai tradizionali rischi respiratori e cardiovascolari, ai rischi di tumore, di diabete, malattie neurologiche e danni genetici ed epigenetici, che possono portare a ipotizzare il trasferimento dei danni da una generazione all’altra. 

“Degli effetti sulla salute dell’inquinamento abbiamo ancora molto da scoprire, in realtà conosciamo solo la punta dell’iceberg” spiega Peters. “Anche perché gli inquinanti non agiscono da soli, sono molto diversi fra loro, in natura e dimensione, ognuno con il suo specifico effetto. Inoltre gli individui sono sempre esposti a una pluralità di fattori di rischio, che includono stili di vita, condizioni socioeconomiche e altre esposizioni, come il rumore. E se gli studi devono ancora progredire per dare un quadro più chiaro della situazione, esistono già molte prove che devono indurci a ridurre al minimo l’inquinamento dell’aria al più presto, con politiche coraggiose basate radicali cambi di paradigma energetico e di mobilità”.

I lavori della Conferenza della Società internazionale di epidemiologia ambientale (ISEE) proseguono fino a sabato 3 settembre all’Auditorium - Parco della Musica di Roma. Con i suoi 1500 delegati la Conferenza offre una panoramica aggiornata e completa degli sforzi che la ricerca scientifica sta facendo per conoscere meglio il complesso rapporto fra ambiente e salute, e dei modi più efficaci per contrastarne gli effetti più deleteri.

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