Il citomegalovirus ha un’arma con cui distrae i linfociti T CD8+ e grazie alla quale riesce a eludere le difese immunitarie, reinfettando più volte lo stesso organismo. Non si era mai capito prima come riuscisse farlo, dal momento che al primo contatto il virus induce in genere una normale risposta immunitaria mediata da cellule e anticorpi. Ora un gruppo di ricercatori del Vaccine and Gene Therapy Institute all’Oregon Health and Science University, ha scoperto su un gruppo di macachi il trucco utilizzato dal virus: si serve di glicoproteine analoghe a quelle che nell’uomo prendono il nome di CMV US2, 3, 6, and 11, con cui inibisce la presentazione dell’antigene da parte del complesso maggiore di istocompatibilità di tipo I. La scoperta, se da un lato spiega le difficoltà nella produzione di un vaccino, potrebbe essere sfruttata per la produzione di un innovativo vettore per la terapia genica.
L'inganno del citomegalovirus
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