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Lincei e CNR: giornalismo e cultura scientifica in Italia

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Una giornata di studio su “Giornalismo e cultura scientifica in Italia” organizzata dall’Accademia dei Lincei e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche si terrà martedì 12 novembre  ai Lincei.
L’elenco dei casi di disinformazione scientifica in Italia comincia a essere eccessivo - fanno notare gli organizzatori - considerando soltanto l’arco di tempo che va dal caso Di Bella a quello più recente e drammatico di Stamina, si è passati attraverso la messa al bando degli ogm di interesse agroalimentare, a leggi che impongono contro la lettera stessa della Costituzione pratiche cliniche rischiose per la salute dei pazienti (es. Legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita) fino alle modifiche apportate alla legge che recepisce la direttiva europea sulla sperimentazione animale.
Alla base di tutto questo c’è un preoccupante analfabetismo scientifico della popolazione, come ci hanno ricordato di recente i dati OCSE,  che colpisce purtroppo anche la classe dei politici chiamati a decidere su questioni di cui non hanno alcuna conoscenza, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Da molti anni la classe politica e dirigente italiana non riesce a esprimere scelte in materia di finanziamento e indirizzo della ricerca e dell’innovazione, all’altezza del ruolo cui il Paese aspira nel quadro delle sfide economiche e politiche mondiali.
Occorre ricreare nella società una cultura scientifica e per questo un ruolo determinante deve essere svolto assieme con la comunità scientifica anche dai media e dalla comunicazione giornalistica. 

In allegato il programma dell'evento

Accademia dei Lincei

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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.