L'ESA ha dato il via libera a una nuova missione spaziale - con notevole partecipazione italiana - rivolta allo studio dei pianeti extrasolari. Il satellite si chiama CHEOPS e il lancio è previsto per il 2017.
Erano ben 26 le proposte di missioni presentate lo scorso marzo all'ESA e, dopo attenta valutazione dell'interesse scientifico e tecnologico e della fattibilità in tempi brevi di ciascuna, la scelta è caduta su CHEOPS (CHaracterizing ExOPlanets Satellite). Obiettivo della missione: gli esopianeti. Grazie a un sistema di misurazione a elevatissima precisione della luminosità di una stella, il satellite sarà in grado di rilevare eventuali transiti planetari, cioè i passaggi di un pianeta dinanzi al suo Sole. I dati permetteranno di ricostruire le caratteristiche salienti del pianeta, quali la sua massa e le sue dimensioni, offrendo in tal modo preziose indicazioni sulla sua struttura interna.
Davvero importante la partecipazione italiana a CHEOPS, con il contributo dell'Agenzia Spaziale Italiana, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica e dell'Università di Padova, presso la quale un nutrito gruppo di ricercatori si occupa di pianeti extrasolari. INAF e ASI costruiranno gli specchi del telescopio di bordo, si occuperanno della calibrazione del sistema di puntamento e della realizzazione dei sistemi di protezione dalla luce solare. Il satellite, infatti, verrà posto su un'orbita eliosincrona a 800 km di quota. La vita operativa di CHEOPS sarà di tre anni e mezzo.
ASI - ESA
Via libera a CHEOPS
Primary tabs
prossimo articolo
L’esodo dei dottori di ricerca dalle agenzie scientifiche USA

La mobilità è una caratteristica strutturale delle prime fasi della carriera scientifica, così come il ricambio generazionale legato ai pensionamenti. Ma l’equilibrio tra uscite e nuove assunzioni nelle agenzie federali statunitensi si è spezzato bruscamente con le politiche della presidenza Trump. Che, tra cancellazione di contratti, pressioni al prepensionamento e drastici annunci di tagli, hanno innescato un esodo senza precedenti di dottori di ricerca, lasciando segni profondi e duraturi nel sistema della ricerca pubblica.
Immagine di copertina elaborata da un'illustrazione di ChatGPT
Nel mondo della ricerca i primi anni sono caratterizzati da una notevole mobilità. Chi, ottenuto il dottorato di ricerca, inizia la carriera ha contratti temporanei ed è normale che, finito uno, ne inizi un altro, magari in un altro istituto, in un’altra università, in un’altra città, oppure in un'altra nazione.
È anche normale che non tutti e tutte continuino sulla strada iniziata: a volte si scopre che, dopo tutto, non era quella la carriera o l’impiego ideale.