fbpx Lebbra anche dagli armadilli | Scienza in rete

Lebbra anche dagli armadilli

Read time: 1 min

E’ finalmente svelato il mistero di come fanno a prendere la lebbra quella cinquantina di americani che ogni anno si ammalano anche senza aver mai viaggiato in zone endemiche come l’India, il Brasile, l’Africa, le Filippine o altre isole del Pacifico occidentale. I ricercatori del National Hansen’s Disease Program hanno infatti rivelato sul New England Journal of Medicine che l’analisi delle sequenze geniche dei Mycobacterium leprae isolati negli Stati Uniti non lascia dubbi: un caso su tre di quelli che insorgono negli Stati Uniti dipende da un contatto con gli armadilli che, soprattutto negli Stati del Sud, come Texas e Louisiana, c’è chi caccia, spella e mangia. E’ la prima dimostrazione di un’origine zoonotica della malattia, a sua volta portata probabilmente agli armadilli dai conquistadores al seguito di Cristoforo Colombo.

Al di là di tutto, il dato è comunque importante soprattutto ai fini della diagnosi: il fatto di non aver mai varcato i confini non sarà più una ragione per escludere la patologia, che nel mondo colpisce ancora ogni anno 250.000 persone. Davanti a sintomi sospetti i medici dovranno quindi indagare anche su queste eventuali strane abitudine alimentari, a meno che la diffusione della notizia, che ha avuto grande rilievo sui media d’oltreoceano, spinga questi originali buongustai a cambiare menu.

 

New England Journal of Medicine 2011; 364:1626-1633

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Zoonosi

prossimo articolo

Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Coppia con bandiera arcobaleno

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.