L'analisi delle deformazioni di Titano causate dall'azione gravitazionale di Saturno hanno permesso di dedurre che l'interno del satellite non può essere completamente solido e roccioso, ma al di sotto della sua superficie si deve nascondere uno strato liquido.
Lo studio, pubblicato su Science Express, è stato condotto da un team di una decina di astronomi coordinati da Luciano Iess (Università La Sapienza – Roma). I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti dalla sonda Cassini nel corso di sei passaggi nei pressi della luna di Saturno tra il febbraio 2006 e il febbraio 2011 per valutare l'intensità dell'azione gravitazionale del pianeta e la conseguente deformazione di Titano. Se la struttura del satellite fosse stata completamente solida, le deformazioni mareali sarebbero state di circa un metro; i dati della sonda Cassini hanno invece mostrato deformazioni dell'ordine di una decina di metri.
Secondo Iess e collaboratori, l'entità di queste deformazioni si potrebbe egregiamente spiegare ipotizzando un guscio liquido posto tra la crosta superficiale deformabile di Titano e un guscio di ghiaccio fortemente compresso. Al di sotto dello strato ghiacciato, poi, vi sarebbe il nucleo solido del satellite composto di ghiacci e silicati. La presenza di questo oceano di acqua ricca di ammoniaca potrebbe spiegare anche l'origine del metano superficiale di Titano, riconducibile ai composti che gorgogliano attraverso la crosta e lo strato ghiacciato superficiale.
