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Le foreste parlano

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La siccità estiva ha colpito duramente la produzione agricola in Italia e all'estero. Nel Midwest degli Stati Uniti, dove l'ondata di caldo torrido ha raggiunto livelli record per intensità e durata, sono andati distrutti circa la metà dei raccolti di mais e un terzo di quelli di soia, che ha contribuito al rincaro dei beni alimentari su scala globale. I potenziali danni non finiscono con la stagione estiva, dato che le pioggie autunnali minacciano maggiormente i terreni aridi. Un importante dato su un futuro che si prospetta sempre più torrido arriva dalle foreste, un ecosistema estremamente sensibile alla siccità. 

Una recente ricerca, basata su dati raccolti negli Stati Uniti ma applicabile anche ad altri Paesi, ha evidenziato come il fenomeno stia perdendo le caratteristiche di “eccezionalità” per diventare invece la nuova norma. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Climate Change. Un gruppo di scienziati (U.S. Geological Survey, Università dell'Arizona e Columbia University) hanno scoperto che la siccità del 2012 negli Stati Uniti è stata la peggiore degli ultimi 600 anni. E le previsioni non sono rosee. Come è stato possibile ottenere le stime? Osservando gli anelli di crescita dei tronchi nelle foreste sudoccidentali del Paese. 

Le piante legnose sono veri e propri archivi che memorizzano temperature, precipitazioni e mutamenti dell'ecosistema per centinaia di anni. Gli alberi crescono più lentamente nei periodi di siccità e le dimesioni degli anelli variano di conseguenza: anelli ben distanziati indicano stagioni umide. Anelli compatti, stagioni aride. I ricercatori hanno creato un indice (FDSI, Forest Drought-Stress Index) che sintetizza lo stress esercitato dalla siccità sugli alberi, lo hanno associato ad altre tipologie di disturbi che alterano gli ecosistemi forestali (come le epidemie di coleotteri scotilidi e gli incendi) e hanno comparato i dati con le proiezioni climatiche.

“Dobbiamo prepararci ad un aumento delle stagioni aride e del tasso di mortalità delle foreste” hanno spiegato gli scienziati. “L'incremento della temperatura media globale causerà massiccie modificazioni nella struttura e nella composizione degli ecosistemi forestali in tutto il mondo”. L'aumento della temperatura altera infatti il ciclo dell'acqua, perchè influenza l'evaporazione. Più acqua nell'aria significa meno acqua nel suolo. Un dato di cui tenere conto, non solo per le foreste.


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Siccità e clima

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vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine una vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

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