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Le difese reclutate

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Per la prima volta un gruppo di ricercatori statunitensi di Philadelphia è riuscito a modificare geneticamente i linfociti T di malati di cancro tanto da renderli finalmente efficaci nel combattere la malattia. Il tentativo può dirsi riuscito in due pazienti con leucemia linfoide cronica in fase avanzata e ormai refrattaria alla chemioterapia, che a un anno dal trattamento sono ancora in totale remissione, e parzialmente anche nel terzo caso sottoposto alla cura sperimentale, che comunque è ancora vivo ed è migliorato, sebbene senza un effetto così clamoroso. Gli scienziati hanno utilizzato un innovativo vettore lentivirale capace di portare ed esprimere, nei linfociti T prelevati ai pazienti, un recettore antigenico chimerico (CAR) costituito da tre componenti: CD137 e CD3-zeta che stimolano la risposta dei linfociti T nei confronti di quelli B – la cui proliferazione abnorme è alla base di questa forma di leucemia – e un recettore specifico per la proteina CD 19, che si trova solo su linfociti B e plasmacellule. La piccola dose di questi linfociti T così modificati infusa nell’organismo dei pazienti si è espansa più di 1000 volte, provocando a distanza di un paio di settimane un fenomeno di lisi massiccia delle cellule tumorali, con nausea, brividi e febbre. Oltre a questo effetto collaterale passeggero, va segnalato che la cura non distingue tra i linfociti B malati e quelli sani, provocando un’importante e persistente linfopenia con conseguente ipogammaglobulinemia. Infine, anche il piccolissimo numero di casi trattati deve spingere alla prudenza. «Stiamo però studiando di estendere la sperimentazione ad altre forme di leucemia e di tumori solidi» spiega Carl June, tra gli autori del lavoro, la cui importanza è comunque sottolineata anche dalla contemporanea pubblicazione sul New England Journal of Medicine e su Science Translational Medicine.  

New Engl J of Med 10 agosto 2011
Sci Transl Med 10 agosto 2011

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Leucemia

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Luigi Nicolais

Luigi (Gino) Nicolais, nato nel 1942, è stato assessore, ministro, professore universitario, presidente CNR, ma soprattutto uno scienziato di fama nel campo della ingegneria chimica e dello studio dei materiali. Sempre attento ai temi dell'innovazione e della politica della ricerca, ha contribuito a fondare, nel 2003, il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica. È scomparso il 12 gennaio 2026. Il Gruppo 2003 lo ricorda come un caro amico e ispirato presidente. 

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