Non lasciamoci illudere dalla situazione attuale. Il campo magnetico terrestre che oggi ci garantisce un’efficace protezione soprattutto contro le sfuriate della nostra stella un tempo era molto meno intenso. In uno studio appena pubblicato su Science si sostiene che 3,4 miliardi di anni fa la sua intensità fosse solamente la metà.
John A. Tarduno (University of Rochester) e i suoi collaboratori sono riusciti a ricostruire le condizioni geomagnetiche in un’epoca così remota grazie ad accurate misurazioni della magnetizzazione di microscopiche inclusioni nei cristalli di quarzo presenti nella dacite, una roccia magmatica effusiva. In pratica queste inclusioni magnetiche si comportano come piccole bussole che, magnetizzate dal campo magnetico terrestre, hanno conservato questa proprietà una volta che la roccia in cui erano inglobate si è solidificata.
Evitando il più possibile le contaminazioni, i ricercatori hanno studiato daciti raccolte in Sud Africa e risalenti a 3,5 miliardi di anni fa. L’impiego di magnetometri estremamente sensibili – quelli che solitamente vengono usati con i chip dei computer – ha permesso di risalire all’intensità del campo magnetico, risultata tra il 50 e il 70% di quella attuale.
Al quadro, però, si deve anche aggiungere che a quell’epoca il Sole era più attivo e dunque la pressione del vento solare molto più intensa. Facile intuire come a farne le spese sia stata l’atmosfera primitiva del nostro pianeta, privata del vapore d’acqua eventualmente presente. Unica consolazione: aurore polari molto più intense e grande spettacolo anche a latitudini molto più basse.
L'antico campo magnetico
prossimo articolo
Artemis II: il lato in ombra della corsa alla Luna

Paolo Attivissimo nel suo recente saggio dedicato al ritorno sulla Luna offre un quadro realistico della nuova corsa al nostro satellite. Una corsa che la NASA non può perdere, ma che ha difficoltà a vincere, anche perché con il tempo c'è stata una drastica riduzione dei finanziamenti: sono solo una frazione rispetto a quelli che aveva ricevuto il programma Apollo, mentre i nodi dei voli umani al di là dell’orbita circumterrestre sono identici a quelli che si erano dovuti affrontare allora. Crediti immagine: NASA
Il diluvio mediatico collegato alla missione Artemis II che, con tutti i suoi record, ha fatto dimenticare i problemi sulla rampa di lancio nonostante il costo esorbitante del lanciatore, forse ci inducono a concentrarsi sui dettagli piuttosto che sull’intero impianto del programma di ritorno alla Luna.