fbpx L'antico campo magnetico | Page 8 | Scienza in rete

L'antico campo magnetico

Read time: 2 mins

Non lasciamoci illudere dalla situazione attuale. Il campo magnetico terrestre che oggi ci garantisce un’efficace protezione soprattutto contro le sfuriate della nostra stella un tempo era molto meno intenso. In uno studio appena pubblicato su Science si sostiene che 3,4 miliardi di anni fa la sua intensità fosse solamente la metà.
John A. Tarduno (University of Rochester) e i suoi collaboratori sono riusciti a ricostruire le condizioni geomagnetiche in un’epoca così remota grazie ad accurate misurazioni della magnetizzazione di microscopiche inclusioni nei cristalli di quarzo presenti nella dacite, una roccia magmatica effusiva. In pratica queste inclusioni magnetiche si comportano come piccole bussole che, magnetizzate dal campo magnetico terrestre, hanno conservato questa proprietà una volta che la roccia in cui erano inglobate si è solidificata.
Evitando il più possibile le contaminazioni, i ricercatori hanno studiato daciti raccolte in Sud Africa e risalenti a 3,5 miliardi di anni fa. L’impiego di magnetometri estremamente sensibili – quelli che solitamente vengono usati con i chip dei computer – ha permesso di risalire all’intensità del campo magnetico, risultata tra il 50 e il 70% di quella attuale.
Al quadro, però, si deve anche aggiungere che a quell’epoca il Sole era più attivo e dunque la pressione del vento solare molto più intensa. Facile intuire come a farne le spese sia stata l’atmosfera primitiva del nostro pianeta, privata del vapore d’acqua eventualmente presente. Unica consolazione: aurore polari molto più intense e grande spettacolo anche a latitudini molto più basse.

University of Rochester - Science

Autori: 
Sezioni: 
Geologia

prossimo articolo

LLM e ricerca scientifica: opportunità, rischi e controlli

disegno di ricercatore al computer

Come integrare i modelli linguistici di grandi dimensioni nel processo scientifico senza comprometterne l'integrità? Gli LLM sono utili quando velocizzano lavoro ripetitivo e preparatorio. Diventano rischiosi quando il loro output entra direttamente nel processo di validazione o nella decisione scientifica. La questione da porre non è se ma come integrarli nel processo scientifico senza comprometterne l'integrità.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Nel discorso pubblico, intelligenza artificiale e Large Language Model (LLM) vengono spesso usati come sinonimi. Non lo sono. L'IA è il campo più ampio che comprende tecniche diverse — dai sistemi simbolici all'apprendimento automatico, dalla visione artificiale alla robotica, fino ai modelli generativi. Gli LLM sono una classe specifica di questi sistemi: modelli addestrati su grandi quantità di testo e, sempre più spesso, di dati multimodali, capaci di produrre risposte linguisticamente plausibili, codice, sintesi, classificazioni e proposte operative.