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La traversata del verde Sahara

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Nei periodi in cui i primi uomini uscirono dall'Africa, il Sahara non era la barriera insormontabile che appare oggi. Isla Castañeda, dell'Istituto oceanografico reale olandese (NIOZ), ha studiato gli idrocarburi prodotti dalla decomposizione di piante terrestri portati dalla polvere del Sahara e depositati sul fondo dell'oceano al largo delle coste dell'Africa occidentale negli ultimi 192.000 anni. Mentre oggi solo il 40 per cento del materiale deriva da piante dipendenti dalla presenza di acqua, la percentuale sale al 60 per cento in due periodi distinti, da 120.000 a 110.000 anni fa e da 50.000 a 45.000 anni fa, fasi in cui quindi probabilmente l'ambiente era più umido.  Quanto basta almeno perché l'Homo sapiens riuscisse a migrare a nord. I primi fossili di umani moderni al di fuori dell'Africa risalgono infatti a 93.000 anni fa e sono stati trovati in Israele; ma non ci fu una grande diffusione fuori dal continente nero prima di 50.000 anni fa, proprio all'epoca del secondo periodo umido, che probabilmente riaprì le porte del Sahara.

New Scientist 9 novembre 2009

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Paleontologia

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.