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Inaugura PRIMA: studierà la materia delle stelle

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E’ stata inaugurata oggi, a Padova, “PRIMA”, una macchina che studierà la materia delle stelle. PRIMA sarà impiegata per produrre un fascio di atomi con una potenza di sedici milioni di Watt e con l’obiettivo di riscaldare i plasmi fino alle temperature che si raggiungono nelle stelle, permettendo l'innesco della fusione nucleare. PRIMA è stata realizzata da un consorzio che lega INFN, CNR, ENEA, Università di Padova ed Acciaierie Venete.

“E’ un campo di studi dove si intrecciano le competenze presenti nei diversi enti di ricerca. L’expertise sviluppata nel campo della ricerca fondamentale con gli acceleratori di particelle, come la ricerca e poi la scoperta del bosone di Higgs all’LHC, viene qui messa a frutto anche per applicazioni in altri campi”, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’INFN.

PRIMA è un’infrastruttura che consentirà, infatti, applicazioni in medicina, per la cura dei tumori, e sarà un elemento chiave nel campo dell’energia, negli studi per la produzione di energia pulita mediante la fusione nucleare.

“Proprio vicino a Padova, nei Laboratori Nazionali di Legnaro, l’INFN sta costruendo il cuore dell’acceleratore IFMIF, per lo studio dei materiali da impiegare nella fusione nucleare, che sarà installato in Giappone nei prossimi anni. IFMIF sarà uno degli acceleratori più potenti al mondo e verrà realizzato da una collaborazione internazionale con importanti commesse acquisite dall’industria nazionale” commenta Giovanni Fiorentini, direttore del Laboratori Nazionali di Legnaro dell’INFN.

Ufficio Comunicazione INFN

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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.