L'hanno chiamata Ardi, e al suo confronto, Lucy è una ragazzina. L'australopiteco femmina, a lungo ritenuta il più antico tra i precursori degli esseri umani a essere stato scoperto, risaliva a 3,3 milioni di anni fa; almeno un milione di anni più giovane dell'esemplare trovato insieme ad almeno 35 altri presso il villaggio di Aramis, in Etiopia, chiamato Ardipithecus ramidus. La scoperta non è di oggi - i primi resti furono infatti rinvenuti nel 1992 - ma solo dopo tanti anni di studi è apparso chiaro che la strana creatura, ricostruita con un paziente lavoro a incastro di migliaia di pezzi, è del tutto particolare: non assomiglia infatti né agli australopitechi né agli scimpanzé, almeno come li conosciamo oggi. Viveva nella foresta e sapeva camminare in posizione eretta. Al nuovo anello della catena che un giorno forse ci permetterà di capire da dove veniamo, alle caratteristiche di questo antenato e all'ambiente in cui abitava, Science ha dedicato un numero speciale.
Il puzzle di come eravamo
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Fare chimica senza fare danni

La chimica oggi è capace di produrre quasi ogni molecola immaginabile. Il premio Nobel Omar Yaghi parla di «abbondanza molecolare»: una libertà enorme che porta con sé responsabilità altrettanto grandi. La comunità scientifica sta trasformando questa consapevolezza in principi concreti: sicurezza, sostenibilità e dialogo con la società come criteri di progettazione, non come ripensamenti.
«Abbiamo sviluppato una chimica che ci permette di produrre qualsiasi struttura molecolare ti venga in mente. O che il computer ti proponga. Viviamo in un mondo di abbondanza molecolare» (Omar Yaghi, conferenza all’Università di Milano-Bicocca, 25 maggio 2026).