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Il nuovo statuto fa discutere

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Diversi commenti accompagnano la nascita del nuovo statuto del CNR, approvato il 19 gennaio dal CDA. Positiva Confindustria, chiosata da un editoriale di Gianni Riotta sul Sole 24 Ore. Non negativo il presidente Luciano Maiani che parla di uno statuto che rende il CNR più moderno e attento alla nuova frontiera del trasferimento tecnologico. Mentre qualche preoccupazione emerge sulla nomina dei componenti esterni del CDA. Negativi i sindacati. Preoccupato l'Osservatorio della ricerca, composto da centinaia di ricercatori universitari e degli enti pubblici.

Per l'Osservatorio il nuovo statuto è "una grande opportunità persa e uno scampato pericolo". Così l'Osservatorio della ricerca giudica ilnuovo statuto del CNR approvato il 19 gennaio dal Consiglio diamministrazione del CNR. Da un lato infatti – secondo l'Osservatorio – il rischio di un commissariamento di fatto dell'ente, con pieni poteri amministrativi e scientifici riconosciuti alla figura del direttore generale, sarebbe stato sventato dallo statuto. Dall'altro lato resta l'opportunità persa di riconoscere una reale autonomia all'Ente fondato da Salvini e Amaldi.
L'Osservatorio riconosce infine due punti a suo giudizio gravi contenuti nello statuto. Primo, 
il limite massimo di 10 anni per rapporti a tempo determinato da parte del personale precario (borse di studio, assegni di ricerca, etc.), che rischia di stabilire una finestra forzata d'uscita dal mondo della ricerca di studiosi che pure meriterebbero di continuare a lavorarci.
Secondo punto critico è l'imposizione di un limite del 75% delle spese di personale (tempo determinato piùtempo indeterminato) sul finanziamento ordinario (da ottenersi a tendere in dieci anni).

Leggi l'articolo del Sole24Ore
Leggi l'Editoriale del direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta
Vai al sito dell'Osservatorio della ricerca

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CNR

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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.