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Il Galileo a Odifreddi

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Dopo una serrata competizione il premio Galilei 2011 di Padova va a Piergiorgio Odifreddi, con il suo "C'è spazio per tutti" (Mondadori). Come racconta Armando Massarenti nella sua recensone del libro uscita nelle settimane scorse su Scienzainrete, "C'è spazio davvero per tutti nell'avventurosa storia della geometria raccontata da Piergiorgio Odifreddi. C'è spazio per i delfini, che esplorano il mondo col sonar, per il radar dei pipistrelli e per gli occhi delle mosche, così diversi dai nostri, che moltiplicano le immagini innumerevoli volte. E c'è spazio per le api che si orientano come bussole nel campo magnetico della Terra. Ognuno di questi animali ha tutto il diritto di costruirsi una propria, per quanto stravagante, geometria" (leggi tutto).

Gli altri finalisti erano: Andrea Rinaldo, "Il governo dell'acqua" (Marsilio); Paolo De Bernardis, "Osservare l'Universo" (Il Mulino); Lary Squire, Eric Kandel, Come funziona la memoria (Zanichelli); Angelo Guerraggio, Pietro Nastasi, "L'Italia degli scienziati" (Mondadori). Tutti da leggere, e tutti recensiti su Scienzainrete.

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Caldo estremo: che cosa si intende con "adattamento"?

vista di area urbana

Temperature record, ondate di calore sempre più letali, e continuiamo a ripeterci che «ci adatteremo». Ma quando si parla di adattamento bisogna fare una distinzione fondamentale, perché climatizzatori, città più verdi, sistemi di allerta e cambiamenti nelle abitudini non sono adattamento biologico. Sono strategie indispensabili di protezione da un ambiente che cambia a una velocità senza precedenti ma, mentre il clima si riscalda nell’arco di pochi decenni, l’evoluzione umana procede in migliaia di anni. Confondere questi due tempi rischia di trasformare una necessità politica e sociale urgente in una pericolosa rassicurazione.

Le temperature record si susseguono, le notti tropicali diventano la norma, le città si trasformano in trappole di calore e gli ospedali registrano un aumento di accessi, ricoveri e decessi legati alle ondate di calore. Eppure, di fronte a questo scenario, una parola continua a essere ripetuta con sorprendente leggerezza: adattamento.

Viene spesso scritto o detto «tranquilli, ci adatteremo»: le città si adatteranno, l'agricoltura si adatterà, le persone si adatteranno.