fbpx I geni della longevità | Page 15 | Scienza in rete

I geni della longevità

Primary tabs

Read time: 1 min

Secondo una ricerca pubblicata su Science, un complesso di 150 variazioni nella sequenza del DNA potrebbe essere utilizzato per valutare se una persona sia geneticamente predisposta per vivere fino a cento anni.

A suggerirlo sono Thomas Perls (Boston University School of Medicine) e i suoi collaboratori – tra i quali l'italiana Paola Sebastiani - al termine dello studio del genoma di 800 centenari e 254 nonagenari alla ricerca di possibili indizi sulla loro vita così eccezionalmente lunga. Da tempo si sa che, almeno fino all'età di 85 anni, la longevità ha i suoi pilastri fondamentali nell'ambiente in cui si vive e nel tipo di vita che si conduce, mentre l'aspetto genetico contribuisce solo per il 25%. Andando ancora più in là con l'età, però, il patrimonio genetico individuale diventa molto più importante ed è stato proprio questo aspetto a indurre Perls e collaboratori a effettuare la loro indagine.

L'analisi delle variazioni del DNA e le loro combinazioni hanno così portato i ricercatori a stabilire quante e quali variazioni possano costituire un affidabile indicatore della predisposizione genetica alla longevità. Le 150 varianti genetiche individuate assicurano una accuratezza del 77%.

Nature

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

I tre Gesù del Michigan, un viaggio tra mente, storia ed etica

Tre uomini convinti di essere Gesù, i molti «Napoleoni» ricoverati nella Francia dell’Ottocento, persone che percepiscono un proprio arto come estraneo: nel suo saggio, lo psicologo Douwe Draaisma attraversa alcuni dei più singolari inganni della mente. Ma “I tre Gesù del Michigan e altri curiosi casi di illusioni e inganni della mente” (Codice Edizioni, 2026) è anche un viaggio nella storia della psichiatria e nel modo in cui è cambiato il nostro sguardo sui suoi pazienti. Perché i deliri non nascono fuori dal tempo: parlano dell’epoca, della cultura e dell’ambiente in cui prendono forma. Mostrando il tentativo della mente di preservare, anche nelle condizioni più estreme, una propria coerenza.

C’è poco da girarci intorno: molti disturbi psichiatrici, per terribili che siano a livello umano, ci risultano affascinanti. Non è un caso che abbiano ispirato libri e film, a volte autobiografici, altre più o meno romanzati: da Una stanza piena di gente di Daniel Keyes a A beautiful mind, da La ragazza interrotta (che è stato sia libro sia film) fino all’opera omnia del neurologo Oliver Sacks, che di quei disturbi ha fatto il centro della sua narrazione in chiave divulgativa.