A due anni di distanza dal sisma che ha colpito l’Abruzzo, mentre abbiamo ancora davanti agli occhi le tragiche immagini del più recente che ha sconvolto il Giappone, l’Ospedale Bambin Gesù di Roma rende noti i primi risultati dello studio sulle conseguenze psichiche dell’evento tra i più piccoli, che ha coordinato all’Aquila e nei paesi limitrofi con il sostegno della Caritas Italiana e la collaborazione dei pediatri del luogo. Questi ultimi si sono occupati della fase preliminare di screening, condotta attraverso circa 2000 questionari sottoposti a 500 bambini tra i 3 e i 5 anni e 1500 più grandi, fino ai 14. Si è entrati ora nella fase della conferma, tramite visita specialistica neuropsichiatrica, delle diagnosi emerse dai test. Dai risultati preliminari emerge che il 7 per cento dei ragazzi mostra i segni di una sindrome post traumatica da stress; più di uno su dieci manifesta disturbi d’ansia. I più piccoli invece pare abbiano superato meglio il trauma.
I bimbi dell'Aquila due anni dopo
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Meningioma e contraccettivi: il rischio dei titoli sul rischio

Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.
Reproductive Health Supplies Coalition - Unsplash
Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.