fbpx Glicemia sotto la lente | Page 8 | Scienza in rete

Glicemia sotto la lente

Primary tabs

Read time: 2 mins

Un consorzio internazionale che ha coinvolto oltre 170 centri ai massimi livelli di tutto il mondo, ha individuato 13 nuovi loci legati alla glicemia a digiuno e alla produzione di insulina. Non tutti però sono legati al diabete.

A questo risultato si è arrivati con una metanalisi preliminare con cui si sono esaminati 21 studi genome-wide che avevano coinvolto più 46.000 persone non diabetiche. Su 2,5 milioni di SNPs  (polimorfismi cioè di un solo nucleotide) ne sono stati individuati 25 che interferiscono col metabolismo degli zuccheri. Ricercati in altri 77.000 individui, diabetici e sani, se ne sono individuati 5 che predispongono alla malattia. «Lo studio dimostra che molti geni, quindi, pur aumentando la glicemia o riducendo l’insulina non provocano il diabete» dice Jose Florez del Massachusetts General Hospital. «I nostri risultati inoltre, sebbene riescano a spiegare solo il 10 per cento della genetica del diabete, mostrano che anche nel tipo 2 il DNA influisce più sulla produzione di insulina che sulla sua azione periferica, più dipendente da fattori ambientali».

Il secondo lavoro pubblicato dagli stessi studiosi sul medesimo giornale, poi, punta l’attenzione sulla risposta della glicemia a un carico di zuccheri. «Su 15.234 partecipanti» proseguono gli autori «abbiamo potuto verificare che i livelli di glucosio due ore dopo il carico dipendono dalle varianti di un gene chiamato GIPR, che codifica per il recettore dell’ormone polipeptide inibitore gastrico».

Nature Genetics, pubblicato online il 17-1-2010 doi:10.1038/ng.520
Nature Genetics, pubblicato online il 17-1-2010 doi:10.1038/ng.521

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Olimpiadi invernali: e l'ambiente?

panorama verde sul lago fedaia

Le Olimpiadi impattano molto sull’ambiente per varie ragioni: il maggiore consumo energetico aumenta le emissioni di gas serra, mentre le infrastrutture per le gare e i trasporti aumentano il consumo di suolo e il consumo idrico in territori già fortemente indeboliti dal cambiamento climatico. La copertura nevosa in montagna è infatti in calo da decenni, soprattutto sotto i 2000 metri di quota, mentre le temperature crescenti mettono a dura prova le stagioni di turismo invernale, per cui si ricorre ormai da tempo alla neve artificiale.

Foto: panorama sulle Dolomiti tra Trentino-Alto Adige e Veneto, con poca copertura nevosa (di Cecilia Giorgi, gennaio 2026)

Le Olimpiadi uniscono i popoli, e in questo periodo in cui tutti vogliono farsi la guerra forse è un bene che ci siano. Certo, l’ideale sarebbe farle con molta più sobrietà, soprattutto dal punto di vista degli impatti ambientali. Questo confronto fotografico prima-dopo pubblicato da Altreconomia ne è la prova: grandi superfici naturali sono state quasi rase al suolo dai lavori per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.