Grazie alla bioinformatica è ora possibile prevedere le mosse con cui il cancro cercherà di difendersi dalle terapie mirate, e bloccarle in partenza. Lo studio finanziato da AIRC e condotto da Marco Pierotti e alcune sue colleghe dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, in collaborazione con l’Università di Trieste, ha sperimentato per ora il metodo sui tumori stromali gastrointestinali (GIST), ma lo stesso di potrà fare anche per altre neoplasie: ricostruire modelli virtuali in 3d dei recettori delle cellule tumorali, che come “interruttori” comandano la replicazione impazzita delle cellule tumorali, prevedere come muteranno per sfuggire alla cura e individuare altre molecole capaci di bloccarli. I ricercatori italiani, nello studio pubblicato oggi su Nature Reviews in Clinical Oncology, hanno poi verificato come la predizione fornita da questa serie di calcoli fosse perfettamente in linea con quanto osservato grazie alle tradizionali tecniche in vitro, con il vantaggio enorme di abbattere notevolmente i tempi per ottenere gli stessi dati.
Giocare d'anticipo, e pure in 3D
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A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.
A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.