Stando a una stima, secondo gli autori molto conservativa, anche se il clima dovesse rimane com'è ora i ghiacciai del Buthan sarebbero comunque destinati a ridursi di un decimo entro pochi decenni.
Lo studio, condotto da Summer Rupper (Dipartimento di Geologia della Brigham Young University) e collaboratori e pubblicato su Geophysical Research Letters, è una vera e propria previsione su ciò che potrà succedere ai ghiacciai dell'Himalaya e in particolare a quelli del Buthan. Basandosi su un ben consolidato modello matematico dello scioglimento dei ghiacciai e su altrettanto consolidati dati climatici e rilevazioni ottenute da stazioni di monitoraggio dello stato dei ghiacci, i ricercatori giungono alla conclusione che, anche se il clima dovesse mantenere i dati medi attuali, la superficie coperta dai ghiacciai in Buthan si ridurrebbe almeno del 10%.
Quel che più preoccupa è che, dopo un inevitabile aumento iniziale che metterebbe a rischio inondazione i villaggi a valle, la quantità d'acqua liberata dai ghiacciai sarebbe in seguito ridotta del 30%, con devastanti conseguenze per le coltivazioni agricole. Inserendo negli scenari di calcolo valutati dai ricercatori un aumento della temperatura regionale di un solo grado, le previsioni sarebbero ancora più drammatiche, con la riduzione dei ghiacciai di un quarto della loro estensione e un calo del 65% della quantità d'acqua proveniente dal disgelo che fluisce a valle.
Brigham Young University
I ghiacciai del Buthan
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Il 21 agosto scorso è mancato Claudio Rugarli, già professore di Medicina Interna all'Università Vita-Salute San Raffaele e, prima, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Milano. Uno dei più autorevoli protagonisti che hanno contribuito a definire il modo in cui la Medicina Interna viene insegnata in Italia, trasmettendo un metodo in cui il rigore scientifico e la chiarezza espositiva si fondono con una costante attenzione alla dimensione clinica e umana della cura.
Al San Raffaele, dove, giovane medico con molti sogni nel cassetto, ero entrato nella primavera dell’anno precedente, conobbi il mio nuovo primario, il professor Claudio Rugarli nel settembre del 1979, la mattina di una giornata di sole. È stato il mio maestro per vent’anni, trascorsi accanto a lui, con la sua guida autorevole a reggere il timone in quella irripetibile stagione di passioni intense, di studi rigorosi e di ricerche affascinanti e d’avanguardia, che hanno portato il nostro ospedale a diventare, in breve tempo, una delle istituzioni più prestigiose del nostro paese.