Stando a una stima, secondo gli autori molto conservativa, anche se il clima dovesse rimane com'è ora i ghiacciai del Buthan sarebbero comunque destinati a ridursi di un decimo entro pochi decenni.
Lo studio, condotto da Summer Rupper (Dipartimento di Geologia della Brigham Young University) e collaboratori e pubblicato su Geophysical Research Letters, è una vera e propria previsione su ciò che potrà succedere ai ghiacciai dell'Himalaya e in particolare a quelli del Buthan. Basandosi su un ben consolidato modello matematico dello scioglimento dei ghiacciai e su altrettanto consolidati dati climatici e rilevazioni ottenute da stazioni di monitoraggio dello stato dei ghiacci, i ricercatori giungono alla conclusione che, anche se il clima dovesse mantenere i dati medi attuali, la superficie coperta dai ghiacciai in Buthan si ridurrebbe almeno del 10%.
Quel che più preoccupa è che, dopo un inevitabile aumento iniziale che metterebbe a rischio inondazione i villaggi a valle, la quantità d'acqua liberata dai ghiacciai sarebbe in seguito ridotta del 30%, con devastanti conseguenze per le coltivazioni agricole. Inserendo negli scenari di calcolo valutati dai ricercatori un aumento della temperatura regionale di un solo grado, le previsioni sarebbero ancora più drammatiche, con la riduzione dei ghiacciai di un quarto della loro estensione e un calo del 65% della quantità d'acqua proveniente dal disgelo che fluisce a valle.
Brigham Young University
I ghiacciai del Buthan
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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».
Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.