fbpx Geni spenti contro la depressione | Page 24 | Scienza in rete

Geni spenti contro la depressione

Primary tabs

Read time: 2 mins

Nuovi antidepressivi e anti Parkinson in vista? Potrebbe essere. Uno studio pubblicato sul numero di marzo di Neuropharmacology e condotto dal Dipartimento di medicina sperimentale e clinica dell'università di Ferrara ha scoperto i modo di bloccare l'attività del recettore per il neuropeptide nocicettina/orfanina (N/OFQ), detto anche recettore NOP.

L'ipotesi dello studio è che l'eliminazione del gene che codifica NOP, può influire sul controllo di molte funzioni influenzate dalla presenza del recettore: dal sistema limbico per quello che riguarda gli aspetti cognitivi e l'ansia, alle aree cerebrali importanti per l'ideazione e il controllo del movimento, a tutte le zone di trasmissione del dolore, compreso il midollo spinale.

«Dallo scorso anno sono disponibili, tra i modelli animali, i ratti che non esprimono il recettore NOP; noi abbiamo caratterizzato il loro fenotipo. Abbiamo osservato qualcosa di molto peculiare perché se normalmente una via recettoriale che agisce sull'umore agisce anche sugli stati ansiosi, nel caso dei ligandi NOP gli agonisti provocano gli effetti ansiolitici, mentre gli antagonisti quelli antidepressivi» spiega Girolamo Calò, autore dello studio, che continua «Nel caso degli antagonisti di NOP, al momento possiamo proporre un loro uso quali farmaci innovativi per il trattamento della depressione e del morbo di Parkinson. Occorre invece cautela nel somministrare questi stessi composti in pazienti affetti da dolore cronico e stati ansiosi».

Anna Rizzi, Stefano Molinari, Matteo Marti, Giuliano Marzola, Girolamo Calò. "Nociceptin / orphanin FQ receptor knockout rats: in vitro and in vivo studies", Neuropharmacology, marzo 2011,vol 60(4), pg: 572-579. 

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

macchina da scrivere

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.