fbpx Gene per autismo ed epilessia | Scienza in rete

Gene per autismo ed epilessia

Primary tabs

Read time: 2 mins

L’epilessia e i disturbi dello spettro autistico potrebbero avere in comune un difetto dell’omeostasi delle sinapsi. Un gruppo di ricercatori italiani e canadesi ha infatti individuato, in tutti gli individui malati di una grande famiglia francocanadese segnata da numerosi casi di epilessia e autismo, la presenza di una stessa mutazione nel gene per la sinapsina 1. Questo gene, in sigla SYN1, si trova sul cromosoma X e produce una fosfoproteina, caratteristica dei neuroni, implicata nella regolazione del rilascio dei neurotrasmettitori e nella genesi delle sinapsi.  Diverse mutazioni di questo medesimo gene sono poi state confermate nell’1 per cento di altri casi di autismo e nel 3,5 per cento di quelli di epilessia esaminati. «I risultati di questo studio sono fondamentali  perché da un lato dimostrano che le due patologie hanno una base genetica comune» spiega Fabio Benfenati, direttore del  Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologie di Genova, che ha coordinato il lavoro sponsorizzato da Telethon e dalla Compagnia di San Paolo, «dall’altro perché permette di ipotizzare che alla base delle due patologie ci sia un difetto dell’omeostasi sinaptica, cioè del mantenimento del corretto equilibrio tra neuroni che è alla base della regolazione dell’eccitabilità e dei processi cognitivi». «Il che» aggiunge Anna Fassio, prima firmataria del lavoro, «apre la strada alla possibilità di dirigere in questo senso la ricerca di nuovi approcci terapeutici».  

Hum Mol Genet doi: 10.1093/hmg/ddr122 Publicato online il 25 marzo 2011

Autori: 
Sezioni: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Anche i terremoti piccoli sono importanti

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni. Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.