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Famiglie ricche, ma con meno figli

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Il lavoro di un tema di ricercatori della London School of Hygiene ETopical Medicine, del Centre for Health Equity Studies di Stoccolma e della University College London, potrebbe risolvere uno dei più importanti quesiti della biologia in campo evoluzionistico: la diminuzione del nucleo familiare all’aumentare della ricchezza sociale. Generalmente, infatti, si ritiene che la selezione naturale tenda a favorire la sopravvivenza di organismi in grado di utilizzare al massimo la propria capacità riproduttiva. Tuttavia, la storia delle moderne società industriali dimostra che più alti livelli di benessere economico degli individui si riscontrano, invece, in famiglie più piccole – laddove la limitazione del nucleo familiare è volontaria.

Questo studio - pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B:Biological Sciences – smentisce le teorie più tradizionali sulla transizione demografica. Secondo  l’ipotesi adattiva generalmente accettata, più bassi di fertilità possono favorire il successo evolutivo su periodi più lunghi, migliorando e aumentando il livello delle condizioni socio-economiche. I ricercatori inglesi hanno osservato, viceversa, che avere meno figli consente sì di raggiungere facilmente obiettivi di successo economico – e, di conseguenza, una migliore posizione sociale lungo almeno 4 generazioni – ma riducono il numero totale di discendenti sul lungo termine. Questa tendenza è, in sostanza, solo una scelta strategica di tipo sociale che non ha a che fare con benefici evoluzionistici. Nella ricerca sono stati utilizzati i dati provenienti dall’Uppsala Multigenerational Birth Cohot Study, una mappatura di 14,000 individui nati in Svezia nei primi anni del 900 e di tutti i loro discendenti fino ad oggi. I parametri tenuti in considerazione sono stati il successo socioeconomico e il successo riproduttivo di ciascuna generazione (nel primo caso analizzando gli obiettivi scolastici raggiunti, la carriera università e la costruzione di una vita familiare in età adulta; matrimonio prima dei 40 anni e la fertilità nel secondo). incrociando queste caratteristiche individuali con quelle familiari, sono i nuclei familiari più ristretti a risultare, appunto, quelli a maggior impatto, senza riscontrare un successo riproduttivo oltre la prima generazione..

Anna Goodman, research fellow alla London School of Hygiene &Tropical Medicine e primo autore della pubblicazione ha così dichiarato: “La transizione demografica è un puzzle complesso, il comportamento degli individui non è proprio come sembra. Una spiegazione di tipo adattivo per il puzzle è che può esistere un scambio quantitativo-qualitativo: avere più figli significa anche avere bambini meno abili a riprodursi successivamente – vale a dire che una maggiore ‘quantità’ porta a una minore ‘qualità’ biologica. Il nostro studio ha rilevato quest’atteggiamento solo se applicato al successo nella discendenza socio-economica, non a quello di tipo riproduttivo”.

I risultati indicano anche un contrasto tra la scelta strategica di scalare la posizione socio-economica familiare e una conseguente limitazione nei benefici biologici-evolutivi. Questo, almeno, per quanto riguarda le società moderne più avanzate economicamente e industrialmente. Il quadro è differente nei Paesi in via di sviluppo, dove puntare a salute e status sociale si traduce in comportamenti tradizionali: discendenze più numerose.

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Evoluzionismo

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