fbpx Un enzima 'brucia grassi' | Page 3 | Scienza in rete

Un enzima 'brucia grassi'

Primary tabs

Read time: 2 mins

Si possono migliorare le conseguenze tipiche del diabete di tipo 2 e dell’obesità, sfruttando un meccanismo che impedisce un accumulo in eccesso dei grassi nei tessuti, bruciandoli.
La rivista Diabetes pubblica i risultati di uno studio realizzato da Università degli Studi di Milano, La Sapienza di Roma e dallo Scripps Research Institute La Jolla in California, che dimostra come le alterazioni metaboliche tipiche del diabete vengano mitigate con l'inibizione di alcuni enzimi (in particolare dell’istone deacetilasi-3) - fondamentali nel controllo dell’informazione genetica e nella regolazione delle funzioni cellulari e del metabolismo - aumentando nel muscolo scheletrico e nel tessuto adiposo l’espressione della proteina “PGC-1α”.
Questa ha degli effetti benefici, dal momento che agisce come “interruttore molecolare” e favorisce l’attività ossidativa dei mitocondri, ovvero le centrali energetiche delle cellule.

Il meccanismo che permette di incrementare l'attività dei mitocondri e di smaltire meglio i grassi accumulati, viene innescato da nuove molecole, sintetizzate dal team di ricerca - coordinato da Maurizio Crestani, Emma De Fabiani, Antonello Mai e Enrique Saez - durante le analisi per il trattamento dei modelli sperimentali relativi a diabete e obesità.

“Riuscire a sintetizzare una molecola che agisca in modo selettivo solo su questi specifici enzimi – spiega Antonello Mai - aprirebbe la strada alla messa a punto di nuove terapie: è precisamente in questa direzione che intendiamo proseguire i nostri studi”.

Il risultato finale osservato è una significativa riduzione del peso corporeo, una diminuzione della steatosi epatica (un pericoloso accumulo di grassi nel fegato) e un miglioramento della capacità di smaltire l'accumulo di glucosio. Si ha in definitiva, un miglioramento dello stato diabetico.

La ricerca è stata possibile anche grazie al finanziamento della Fondazione Cariplo.

Autori: 
Sezioni: 
Diabete

prossimo articolo

Dentro la stanza ginecologica: perché il design è anche una questione di salute

ginecologo con speculum in mano

E se la visita ginecologica non fosse un rituale immutabile, ma una scena da riscrivere? Nel suo saggio "La sedia del sadico", Chiara Alessi mostra come strumenti e spazi medici riflettano gerarchie e standard costruiti sul corpo maschile, contribuendo al disagio di molte pazienti. Ripensare design, ruoli e prospettive non è solo una questione simbolica: può trasformare l’esperienza della cura e migliorare l’accesso alla salute.

Immaginate di essere nello studio del vostro ginecologo o della vostra ginecologa.  L’esperienza è condizionata dagli oggetti che si trovano nella stanza ginecologica. C’è una differenza, però, rispetto al solito: infatti non siete lì in quanto paziente ma siete voi stesse la figura medica. Per una volta avete il potere e il privilegio di decidere: cosa cambiereste di questo ambiente per sentirvi più a vostro agio durante la visita?