fbpx Ecco dove agisce la stimolazione intracranica | Page 11 | Scienza in rete

Ecco dove agisce la stimolazione intracranica

Primary tabs

Read time: 2 mins

Dalla Spagna arriva la conferma: la stimolazione intracranica funziona e non è invasiva.
Nei ratti la stimolazione elettrica dell’ipotalamo porta a completo ripristino di funzionalità compromesse in seguito a lesioni cerebrali.
A dirlo è una ricerca apparsa sulle pagine della rivista Behavioural Brain Research frutto del lavoro sinergico dei ricercatori dell’università Autonoma di Barcellona in collaborazione con i colleghi dell’università di Girona.
In particolare, l’attenzione dei ricercatori si è concentrata sulle potenzialità della stimolazione intracranica profonda nel ripristinare le funzionalità cognitive legate al ricordo e all’apprendimento pesantemente compromesse in seguito a lesioni dell’amigdala.

L’amigdala rappresenta un’area cerebrale di importanza cruciale per i processi emotivi grazie ai quali possiamo avvertire la presenza di un pericolo o apprendere nuove informazioni.
Lesioni dell’amigdala portano, ad esempio, un soggetto all’incapacità di associare un determinato stimolo a una situazione a esso correlato. Come vedere il fuoco e non associarlo alla possibilità di bruciarsi.
In questo studio più del 70% degli animali che presentavano danni a livello di amigdala ha recuperato la funzionalità in seguito a numerose sessioni di stimolazione elettrica dell’ipotalamo.
Gli effetti di 10 sessioni di trattamento della durata di 60 minuti erano visibili nei tre mesi successivi alla seduta. Le capacità di apprendimento e di memorizzazione risultavano addirittura migliori rispetto a quelle di animali sani. Ma cosa dice di nuovo questa ricerca?
Studi precedenti avevano dimostrato che la stimolazione elettrica provoca cambiamenti strutturali a livello cerebrale: aumenta le connessioni neuronali e l’espressione di geni che regolano processi legati alla plasticità neuronale e alla neuroprotezione. Tutti fenomeni che potrebbero spiegare il miglioramento delle performance cognitive.

Gli studiosi hanno però scoperto qualcosa in più: la stimolazione intracranica riduce l’attività di un enzima. Si tratta dell’acetilcolinesterasi, enzima chiave nel metabolismo dell’acetilcolina, neurotrasmettitore la cui attività è essenziale nei processi di apprendimento e di memorizzazione.

Autori: 
Canali: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.