fbpx E adesso arriva l’XNA | Page 7 | Scienza in rete

E adesso arriva l’XNA

Read time: 1 min

Da domani la biologia sintetica forse non si accontenterà più solo di modificare geni esistenti o di produrre ex novo segmenti di DNA a partire dai nucleotidi naturali. Al meeting di primavera dell’American Chemical Society, un gruppo di ricercatori britannici guidati da Philipp Holliger del Medical Research Council, ha presentato una serie di sei nuove molecole capaci di incorporarsi nel DNA. I nuovi nucleotidi, presentati in un articolo pubblicato oggi su Science, danno origine a polimeri sintetici ribattezzati nel loro insieme XNA, capaci di conservare e trasmettere informazioni, ma anche di subire processi evolutivi.  «Questo nuovo polimero chiamato XNA (xeno-nucleic-acid)» ha spiegato Diego di Bernardo, che dirige il laboratorio del TIGEM di Napoli dedicato alla biologia sintetica, «grazie a delle polimerasi modificate (differenti cioè da quelle naturali) può essere trascritto da un DNA naturale. E’ vero però anche il contrario, cioè che un polimero di XNA può essere retrotrascritto in DNA, e dunque utilizzato per trasmettere informazione genetica».
Allo stesso meeting altri due gruppi, uno giapponese e uno statunitense, hanno riferito risultati simili con molecole diverse e differente efficacia nella fedeltà della trascrizione. «I nuovi polimeri potrebbero essere utilizzati per applicazioni sia mediche sia biotecnologiche» ha concluso il ricercatore napoletano, «andando nella direzione di una maggiore sicurezza: utilizzando molecole diverse da quelle naturali, infatti, è più facile distinguerle e quindi anche controllarle».

Science, 20 aprile 2012

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Come cominciano i terremoti

faglia di terremoto

Analizzando i primi secondi delle onde P, le prime a essere registrate dai sismometri durante un terremoto, un gruppo di ricercatori ha mostrato che è possibile stimare la magnitudo del terremoto. Il loro risultato si aggiunge al lungo dibattito sulla natura deterministica dei fenomeni di rottura all’origine dei terremoti e dunque sulla loro prevedibilità e ha implicazioni per i sistemi di allerta sismica precoce.

Nell'immagine due geologi dell'USGS misurano una rottura di faglia causata dai terremoti di Ridgecrest in California nel 2019. Foto di Ben Brooks/USGS (CC0).

È possibile prevedere la magnitudo di un terremoto osservando le onde sismiche nei loro primissimi istanti? Gli scienziati dibattono da decenni intorno a questa domanda, che è centrale per la progettazione dei sistemi di allerta sismica precoce.

Uno studio pubblicato recentemente da un gruppo di sismologi dell'Università di Napoli Federico II mostra che è possibile, analizzando circa 7000 onde sismiche relative a 200 terremoti avvenuti in tutto il mondo con magnitudo tra 4 e 9.