fbpx Due Terre a 1000 anni luce | Scienza in rete

Due Terre a 1000 anni luce

Primary tabs

Read time: 2 mins

Grazie all'osservatorio spaziale Kepler sono stati scoperti due pianeti di dimensioni molto simili a quelle della Terra in orbita intorno a una stella di tipo solare. La ridotta distanza dal loro Sole, però, li rende autentiche fornaci volanti.

Dopo la lunga serie dei pianeti giganti scoperti in oltre vent'anni di ricerca, per la prima volta gli astronomi hanno finalmente individuato un pianeta come il nostro. Anzi, due. Ed entrambi appartenenti allo stesso sistema planetario, composto in totale da cinque pianeti in orbita intorno a una stella distante 1000 anni luce in direzione della costellazione della Lira. L'annuncio è stato dato su Nature da Francois Fressin ((Harvard-Smithsonian CfA) e collaboratori. Per avere la certezza di non trovarsi dinanzi a un falso allarme, Fressin e il suo team non solo hanno condotto accurate osservazioni sia con telescopi terrestri che con il telescopio spaziale Spitzer, ma hanno anche impiegato un particolare programma di simulazione chiamato Blender che ha confermato la natura del segnale raccolto da Kepler.

Il primo dei due pianeti appena scoperti, chiamato Kepler-20e, è un po' più piccolo di Venere e percorre la sua orbita in poco più di sei giorni. La sua vicinanza alla stella fa sì che la sua superficie raggiunga i 760 gradi centigradi. Non se la passa certo meglio il secondo nuovo pianeta, Kepler-20f. Poco più grande della Terra, impiega quasi venti giorni a completare la sua orbita e la temperatura della sua superficie supera i 400 gradi. Trasportate nel nostro Sistema solare, comunque, le orbite di tutti i cinque pianeti del sistema Kepler-20 risulterebbero interne a quella di Mercurio.

Considerazioni teoriche suggeriscono che i pianeti siano di tipo roccioso, composti da ferro e silicati. Gli scopritori, però, non escludono che il pianeta più esterno del sistema Kepler-20 possa anche avere sviluppato una densa atmosfera di vapore acqueo.

NASA

Autori: 
Sezioni: 
Extrasolari

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

L`intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l`accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell`epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento. Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.