fbpx Due scienziate italiane entrano a far parte dell'EMBO | Page 17 | Scienza in rete

Due scienziate italiane entrano a far parte dell'EMBO

Primary tabs

Read time: 1 min

Annunciata ieri dall'EMBO (European Molecular Biology Organization) l'elezione a EMBO Member delle scienziate di IFOM Dana Branzei e Simona Polo per il loro contributo all'eccellenza scientifica  nel settore della biologia molecolare, insieme ad altri 48 scienziati che conducono la loro ricerca in 13 Paesi europei. Solo tre scienziati tra quelli nominati dall'EMBO nel 2016 operano in Italia. La European Molecular Biology Organization è un'organizzazione intergovernativa fondata nel 1964 e finalizzata alla promozione della ricerca e della collaborazione scientifica nel campo della biologia molecolare. Annualmente elegge nuovi membri sulla base della loro
eccellenza scientifica.
Con questa nomina, Dana Branzei  e Simona Polo - 
responsabili rispettivamente del programma di Meccanismi di riparazione
del DNA e di Ubiquitina e trasmissione del segnale  figurano tra i 1700 Scienziati selezionati dall'EMBO nella comunitŕ scientifica
internazionale, di cui 103 operanti in Italia. Di questi, 8 scienziati conducono la loro ricerca in IFOM: Francesco Blasi, Dana Branzei, Fabrizio d'Adda di Fagagna, Elisabetta Dejana, Pier Paolo Di Fiore, Marco Foiani, Giorgio Scita e Simona Polo, oltre a Tomas Lindahl, Premio Nobel per la Chimica 2015 e Presidente del Scientific Advisory Board  di IFOM.

Autori: 
Sezioni: 
Ricerca

prossimo articolo

Fine vita: fare leggi è meglio che costruire macchine

palazzo borbone in francia

Quando il parlamento non legifera su questioni etiche controverse, il conflitto si sposta nei tribunali e nei laboratori. Lo dimostra il paradosso del dispositivo costruito dal CNR (e negato) per consentire il suicidio assistito, mentre la Francia risolve liberando finalmente una legge sul suicidio assistito.

In copertina: Palazzo Borbone, sede dell'Assemblea nazionale francese. Crediti: Mtzb/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
 

Ci sono voluti due anni, di sofferenze fisiche e psicologiche, una questione di legittimità costituzionale, un'ordinanza della Consulta, un mandato del Tribunale di Firenze e un prototipo costruito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché una donna di cinquantacinque anni, paralizzata dal collo in giù da una sclerosi multipla, potesse esercitare un diritto che la Corte costituzionale le aveva riconosciuto nel 2019. Libera, il nome di fantasia che si era scelta, è morta a casa sua il 25 marzo, attivando con lo sguardo una pompa infusionale.