fbpx Disoccupazione, più rischio infarto | Page 2 | Scienza in rete

Disoccupazione, più rischio infarto

Primary tabs

Read time: 2 mins

La perdita del lavoro e la disoccupazione possono essere associati ad aumento del rischio di infarto acuto del miocardico (AMI, infarto). Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato dalla rivista Archives of Internal Medicine. Matthew E. Dupre dell’ Università di Duke ha esaminato l'associazione tra diversi periodi di disoccupazione e i rischi per l'AMI in circa 13 mila americani in età compresa tra i 51-75 anni. Lo studio, con un follow up di due anni, analizza dati dal 1992 al 2010.

I risultati dimostrano che le diverse caratteristiche del lavoro passato e presente fanno aumentare il rischio di un evento cardiovascolare. Il gruppo di studio (età media 62 anni) ha avuto 1.061 eventi di infarto (7,9 %). Il 14% degli individui era già disoccupato, mentre il 69,7 % ha perso una o più volte il  posto di lavoro, e il 35,1% aveva passato, i due anni presi in esame, senza lavorare.
In base ai risultati il rischio di infarto è particolarmente elevato entro il primo anno di disoccupazione, meno in seguito. L'analisi statistica ha indicato che i rischi di AMI è significativamente più alta tra i disoccupati (hazard ratio [HR], 1.35) e che i rischi aumentano gradualmente con la perdita del lavoro (HR, 1.22).
"Abbiamo scoperto che i rischi elevati di avere un infarto del miocardio connessi alla perdita del lavoro sono paragonabili ad altri fattori di rischio tradizionali, come il fumo, il diabete e ipertensione", ha commentato Matthew E. Dupre

Nel contesto dell'economia statunitense e il previsto aumento delle instabilità del posto di lavoro, ulteriori studi dovrebbero studiare i meccanismi che contribuiscono a tale rischio per cercare di mettere in pratica interventi di successo.

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Occhio alla salute: perché votare No al referendum sulla giustizia

statua delle giustizia bendata con bilancia

Presentato come un voto tecnico sulla separazione delle carriere dei magistrati, il referendum sulla riforma della giustizia investe in realtà nodi centrali dello Stato di diritto. In gioco non c’è solo l’assetto dell’ordinamento giudiziario, ma l’effettiva autonomia e indipendenza della magistratura, con ricadute concrete sulla tutela di diritti fondamentali, come la salute. 

Il referendum sulla proposta di riforma della Costituzione chiamato semplicisticamente “sulla separazione delle carriere” coinvolge in realtà una materia giudiziaria complessa, con una rilevante implicazione per la salute dei cittadini. La salute è un diritto sancito dall'articolo 32 della Costituzione, che viene specificato da un sistema di leggi e regolamenti la cui tutela è garantita dalla giustizia, concretizzata nelle azioni della magistratura. Quest'ultima «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere» (art.104 della Costituzione).