Nasce l’Habitable Exoplanets Catalog (Hec), database online destinato a scienziati e grande pubblico in cui è possibile trovare informazioni circa i mondi di altri sistemi solari che potrebbero ospitare la vita.
Già 721 gli esopianeti individuati dal Planetary Habitability Laboratory (PHL) dell’Università di Puerto Rico (UPR Arecibo) e numerosi sono quelli in attesa di conferma dalla missione Kepler della NASA.
Diversi i parametri utilizzati per catalogare gli esopianeti: posizionamento nella zona abitabile (HZD – Habitable Zone Distance), somiglianza con la Terra (ESI – Earth Similarity Index), clima (SPH – Standard Primary Habitability), dimensione (asteroidan, mercurian, subterran, terran, superterran, neptunian o jovian), chimica dell’atmosfera e categoria termica. La combinazione di questi criteri ha quindi determinato una sorta di graduatoria, una tavola periodica finalizzata all’individuazione degli esopianeti su cui potrebbero esserci forme di vita animali e vegetali. Un lavoro pertanto molto complesso che riserverà in futuro non poche sorprese e che beneficia del contributo di altri database, tra cui l’Extrasolar Planets Encyclopaedia (exoplanet.eu) e l’Exoplanet Data Explorer (exoplanets.org).
Presto saranno quattro ma sinora gli unici esopianeti in possesso di molti dei requisiti richiesti sono Gliese 581d e Hd 85512b: entrambi presentano atmosfere dense e sono coperti di nuvole d’acqua, più rosse intorno a Gliese 581d in quanto orbitante intorno ad una stella nana di colore, appunto, vermiglio. Raggio, massa e proprietà termiche sono tuttavia le uniche informazioni certe.
In principio fu 51 Pegasi b, il primo esopianeta identificato (1995); l’ultimo in ordine di tempo, invece, Kepler-22b. Annunciata lo scorso dicembre, la scoperta divide gli scienziati: da una parte gli entusiasti, che lo ritengono un pianeta abitabile sia per posizione che per stella di riferimento; dall’altra gli scettici, secondo cui, pur trovandosi nella zona giusta, Kepler-22b ha dimensioni eccessive e quindi non presenterebbe caratteristiche compatibili con la vita. Ma le analisi sono ancora in corso, precisano i ricercatori dal sito ufficiale del Planetary Habitability Laboratory (phl.upr.edu/home).
Un database di pianeti abitabili
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Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.
Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0
Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.